mercoledì 16 dicembre 2015

Respirazione costo-diaframmatica e suoni in maschera nella musica leggera



Mi scrive Lara da Torino:
Gentilissimo Maestro Cattaneo, complimenti per il blog e per la competenza! Le scrivo per chiederLe due consigli, se posso. Il primo riguarda la respirazione: la mia insegnante mi dice di mandare aria nella pancia e di gonfiare il ventre perché così il diaframma si abbassa, ma dopo due anni ancora non mi trovo localmente al meglio. La seconda cosa che chiedo è se mi può aiutare a capire come fare risuonare la voce in maschera, senza però che chiuda la gola e stringa i suoni, studio musica leggera, non vorrei una voce lirica o snaturata. Spero mi possa aiutare…
Gentile Lara,
grazie innanzitutto per i complimenti, quello che posso fare è offrire dei suggerimenti considerando il limite del canale virtuale, sarebbe preferibile sempre un contatto diretto con l’allievo/a. Le consiglio di affrontare le perplessità con l’insegnante che la sta seguendo , risponderò comunque alla richiesta che mi ha fatto.  In merito alla domanda sulla respirazione “di pancia”, invito a leggere i post precedenti in cui ho affrontato questo aspetto. La respirazione “gonfiando attivamente la pancia” è corretta per molte discipline olistiche o per alcuni sport che non richiedono un’attività importante del diaframma. Per quel che riguarda il canto il potenziamento del diaframma è fondamentale. Detto in parole semplici se Lei inspira gonfiando attivamente la pancia facendola protendere in giù e in fuori è vero che il diaframma scende, ma non si allarga lateralmente, non si distende, non si apre. Pensi al diaframma come ad un telo elastico: bisogna attivarlo attraverso una respirazione costo-diaframmatica, ovvero allargando la base del torace (le ultime costole lateralmente) e lasciando allo stesso tempo che il diaframma si distenda in basso. In questo modo come un telone elastico si viene a creare una base corretta e attiva per cantare, non si emette la voce su un diaframma  disceso ma inattivo come nella respirazione che mi risporta, il cantante deve allenare il proprio corpo in f8unzione del canto non di una meditazione o di uno sport. Spero con questo di averLe chiarito il primo punto.
In merito ai suoni in maschera ovvero sgravati dalla gola gli esercizi sono moltissimi e dipendono sempre dal tipo di allievo/a che si ha di fronte. Tuttavia Le spiego per la musica leggera due esercizi base che potrebbero aiutarLa. Consideri che la base è sempre una corretta inspirazione costo-diaframmatica, Le chiederò  di esagerare alcuni movimenti al fine di poter percepire la voce “in maschera”. 

1  Esercizio sul muto con la M: disponga il volto ad un’espressione  di gaio sorriso interno, faccia questo senza stirare la bocca tendendola piuttosto alzando gli zigomi con movimento in alto e indietro. Le offro un’immagine: la bocca a riposo e sotto con zigomi elevati e sorriso interno.Facendo ciò può percepire che la sua alringe discende lievemente e che si crea uno spazio dilatato sopra al palato, nel rinofaringe.


Mantenendo sempre questa posizione “ a sorriso interiore con zigomi alti” pronunci una M immaginando di inviarla nella zona compresa tra zigomi e fronte, come nell’immagine sottostante:





Per evitare un attacco duto le consiglio di pronunciare una HM, lasciando uscire sempre aria e lasciando che si espanda sul volto.

Si eserciti su terze proseguendo si semitono in semitono ascendendo e discendendo lungo la tessitura comoda. Mentre sale mantenendo questa posizione “orizzontale e alta” pensi di dare sempre maggiore spazio dietro e nel rinofaringe, il suono lo percepirà sopra al palato e sempre più in alto. 


Sempre mantenendo la posizione a sorriso interno con zigomi alti pronunci la sillaba MI lentamente, ascolti le sensazioni di suono alto, frontale e anteriore che deriva. Si eserciti con questa sillaba su terze, quinte e none, come nell’esercizio precedente. Potrebbe esserLe di aiuto mettere un dito in mezzo alle sopracciglia e pensare di avere un centro in questo punto in cui la voce si dirige. Se non desidera una voce troppo lirica, mantenga la mandibola morbida senza farla scendere troppo e pronunci molto tutte le vocali IEAOU mentendole nella risonanza della MI, senza farle andare indietro o cadere giù in gola. Percepirà un senso di ampiezza in alto e di suono “in fuori”. Prima di studiare un pezzo lo vocalizzi una o due volte con la M mantenendo la posizione a "sorriso interiore con zigomi alti" e poi lo canti mantenendo la risonanza che ha sperimentato.

Ho cercato di essere più chiaro possibile, utilizando immmagini e concetti poco tecnici ma spero efficaci  nel darLe questi suggerimenti, mi faccia sapere, buono studio!

Andrea Pietro Cattaneo




venerdì 2 ottobre 2015

Cantare senza usare la gola e l'attacco


Rispondo ad Alice che nei post precedenti mi ha posto la domanda di come poter cantare e iniziare i suoni senza usare la gola. Ricordo che  questi post hanno carattere informativo, è importante essere seguiti personalmente da un insegnante di canto che possa guidare l'allievo in maniera mirata. Nel limite di questo mezzo cercherò di dare qualche suggerimento, che spero possa risultare utile, non dimenticate che per qualsiasi dubbio potete contattarmi. 
Cercherò di essere più chiaro e conciso possibile: il canto cosidetto "di gola" si verifica quando l'allievo focalizza l'attenzione dell'origine del suono e della voce parlata a livello della gola e delle corde vocali, spesso utilizzando in maniera eccessiva la muscolatura del collo. In altre parole si fa iniziare o si attacca il suono a livello della gola. Ovviamente il suono come sappiamo nasce dal contatto delle corde vocali con l'aria, l'obiettivo di un cantante è quello di cantare con morbidezza liberandosi dal senso di costrizione che subentra usando la gola, imparando ad impostare la voce per usarla senza fatica, per molto tempo e con il minimo dispendio di energie. Ciò è possibile attraverso un lungo training poiché gli elementi da coordinare sono differenti.
Fatta questa premessa come è possibile non cantare di gola? Offro un suggerimento: il lavoro verte sul pensare al suono non come originato dalle corde vocali e portato su e fuori con il fiato, ma esso va pensato già alto, come se fosse un fiocco di neve che scende dall’alto, questo è il concetto di base: suono elevato. Dunque una volta inspirato correttamente il cantante deve pensare e immaginare che il suono nasca in alto, agli allievi generalmente suggerisco di pensare ad una pallina o una sfera di luce che nasce in alto e davanti al volto e che rimane alta fluttuando, come se galleggiasse in sospensione.
Oltre al pensiero, un esercizio utile è quello di emettere una HN ascoltando la risonanza alta che si produce e proprio qui dove fluttua la HN si pensa all’immaginario attacco o origine del suono. Dunque si sposta l’attenzione dalla gola alla parte alta del volto. Ora, al posto della HN provare a pronunciare una O lascando che essa nasca in alto e fluttui sospesa, contemporaneamente rilassare la mandibola come se fosse anestetizzata.  In tal modo la gola si sgrava poiché il suono nasce ed è sospeso in alto e li rimane fluttuando, sotto bocca e gola sono rilassate e morbide mentre si mantiene fisso l’attacco alto. Spesso si percepisce un senso di suono aereo, molto leggero e questo aspetto è positivo.
A questo punto offro un ulteriore suggerimento, pensando al suono come ad una sfera di luce che nasce e fluttua alta, emettendo la O lasciare che le risonanze si espandano ovunque, a 360° come se i raggi andassero ovunque: in alto, in basso, lateralmente e frontalmente. Dopo avere eseguito questo esercizio è possibile iniziare a cantare pensando sempre a questo attacco molto alto  mentre in basso gola e mandibola sono morbidi.Questa idea di suono sospeso in alto dovrebbe aiutare chi tende ad usare la gola.
Offro delle immagini per darne un’idea visiva. 


 A sinsitra il suono che dalla gola sale in alto ede sce fuori dalla bocca: potendo dare origine ad un suono cosidetto di gola. A destra l'imamgine del suono attaccato o originato in alto simile ad una sfera di luce che si espande a 360°, mentre la mandibola e gola si rilassano. 

Nell'imamgine sopra l'idea visiva di suono preso dall'alto e fluttuante, come sospeso.

Per chiunque desideri approfondire le basi del canto suggerisco la lettura dell'opera: "Semplicemente cantare", ABeditore- Andrea Pietro Cattaneo. Ricordo che per qualsasi dubbio o incertezza potete contattarmi.

A presto e spero di essere stato utile.

Andrea

sabato 19 settembre 2015

Estensione, tessitura e passaggi di registro



Rispondo a Marcello che ha fatto una domanda nel post precedente, chiedendo qualche informazione su estensione. Per quanto riguarda le estensioni ogni voce umana possiede un set di note dalla più grave alla più acuta che può produrre. Essa è soggettiva: ci sono voci che hanno un'estensione piuttosto sorprendente ed ampia, ed altre che invece sono nella media. Sui libri vengono riportate generalmente le estensioni che rientrano nella media comune, ma non vanno prese in modo rigido, sono semplicemente punti di riferimento. Per questo motivo è importante essere seguiti da un insegnante di canto che abbia esperienza, competenza, sensibilità e orecchio musicale. Bisogna considerare che a parte alcuni casi, generalmente le voci incolte non si estendono per tutta la gamma, l'estensione in altri termini matura con lo studio e la tecnica. La classificazione e identificazione della tipologia vocale di appartenenza (una voce di soprano, mezzosoprano, contralto, tenore, baritono, basso, controtenore, sopranista, contraltista) va compiuta nel tempo.  Faccio un esempio pratico: se un allievo maschio inizia lo studio del canto e canta su note basse non vuol dire che sia un basso, semplicemente potrebbe mancargli la tecnica che permette di salire agli acuti e dunque essere magari un baritono , oppure una voce può inizialmente sembrare acuta e scoprirsi media, nella mia esperienza molte volte ho riscontrato questo sia in voci maschili che femminili.  Oltre all'estensione cioè alla gamma completa di suoni che una voce soggettivamente può produrre si parla di tessitura vocale, ed è questa che guida a capire la categoria di appartenenza vocale. La tessitura è la regione di note dell’ estensione in cui si canta meglio e che produce delle sonorità caratteristiche sul piano timbrico. Faccio un esempio: poniamo   il caso che ci siano due voci femminili con la stessa estensione di note, per capire l'appartenenza si dovrà valutare la tessitura cioè il timbro che emerge con lo studio, in quale regione si canta con maggiore facilità e con la massima resa. Un soprano potrà avere nella propria estensione note gravi ma non avranno mai la potenza e la timbrica di una voce grave come quella del contralto, viceversa. Ogni voce dunque possiede una regione lungo la propria estensione che la caratterizza.
L’estensione di una voce si misura con la tastiera, tenendo come di riferimento il do centrale denominato DO3 o C4, sia le voci femminili che maschili si distinguono  in acuta, media e grave, secondo che abbia predisposizione a produrre e cantare su note alte, medie oppure basse. Brevemente indico le estensioni e tessiture:
soprano: è la voce più acuta femminile, estensione DO3-DO5; tessitura SOL3-SOL4
mezzosoprano: è la voce intermedia femminile , estensione LA2-SIb4 ; tessitura  RE3-RE4
contralto: è la voce femminile più grave, estensione FA2-SOL4; tessitura  LA2-LA3
tenore: è la voce maschile più acuta, estensione DO2-DO4;  tessitura SOL2-SOL3
baritono: è la voce maschile media:, estensione LA1-SOL3 ( può arrivare anche a la3/sib); tessitura  RE2-RE3
basso: è la voce più grave maschile: estensione  FA1-FA3;tessitura LA1-LA2







Queste sono categorie di base orientative, nella pratica vocale si assiste anche a voci miste come ad esempio contralto-mezzosoprano, baritenore, ecc, ovvero voci che hanno qualità sia di una categoria che di un’altra. Inoltre sul piano timbrico e per la scelta di repertorio nel canto classico le voci hanno ulteriori distinzioni: una voce puo’  essere leggera, lirica, drammatica, lirico-leggera, ecc, secondo il timbro aereo e leggero, caldo e inteso, vigoroso e possente.
In merito ai passaggi di registro personalmente pur riconoscendone la presenza e l’importanza ritengo che sia fuorviante parlarne agli allievi, in virtù del fatto che una voce correttamente educata si pone l’obiettivo dell’uguaglianza timbrica. Inutile cerare confusione in chi studia, tali aspetti vanno conosciuti e approfonditi per la formazione degli insegnanti.
Questo post è volutamente sintetico e orientativo, invito i lettori interessati ad approfondire gli argomenti, spero comunque di essere stato utile.

domenica 30 agosto 2015

La respirazione costo-diaframmatica

Rispondo alle tante persone che mi hanno scritto chiedendomi altre informazioni sulla respirazione costo-diaframmatica in termini molto semplici. La respirazione costo-diaframmatica si chiama in questo modo poichè vede attivi il diaframma e le costole  pertanto la respirazione che molti mi riportano in cui si deve gonfiare la pancia come se fossimo una donna in stato di gravidanza non è a parere mio corretta. Ne ho spiegato i motivi nel mio libro di tecnica vocale "Semplicemente cantare" ABEditore, i lettori interessati possono approfondire nel testo. Per rispondere alle richieste sulla respirazione costo-diaframmatica innanzittto osservare la figura sottostante in cui è possibile vedere dove è localizzato corerttamente il diaframma (esso non è nell'addome come molti di voi mi hanno scritto) ma si trova appena sotto la fine dello sterno e gira indietro, come un mantello, fino alle utlime costole. Non soltanto è possibile vedere il diaframma ma anche percepirlo: se si fanno scorrere le dita lungo lo sterno si arriva ad un punto in cui esso finisce (processo xifoideo), qui inizia il diaframma e se si fanno dei colpi di tosse si percepiscono i movimenti che essocompie in fuori e in dentro. Detto in parole semplicissime per realizzare una respirazione costo-diaframamtica: quando inspiriamo, cioè prendiamo aria, dobbiamo espandere l'epigtastrio, la cintura diaframamtica ovvero la zona compresa tra diaframma e ultime costole  (chiamato anche plesso solare). Nell'immagine vengono evidenziati il diaframma e le utlime costole, la zona centrale del nostro corpo chiamata anche "core" è quella che deve venire attivata nella respirazione costo-diaframmatica.



Ecco un esercizio base che propongo sempre ai miei allievi: distesi porre una mano appena sotto allo sterno e una sulle ultime costole, inspirando dal naso molto lentamente permettere che il fiato scenda in basso e fuori verso la mano posta sul diaframma e lasciare libera la muscolatura addominale superiore di rilassarsi (la mano sale), lasciare poi che il fiato scenda ancora più in basso allargando ed espandendo le ultime costole e dilatando anche la parte posteriore della schiena. Si realizza in questo modo una respirazione a 360°: davanti, in alto e dietro, suggerisco l'immagine di essere all'interno di un armadio e dovere aprire le ante verso l'esterno e indietro. Lo stesso esercizio va svolto in piedi, ricordo che questa ampiezza a 360° va mantenuta cantanto evitando che il torace si sgonfi subito e che il petto si abbassi (mantenere le costole aperte). Un momento prima di cantare fare rientrare dolcemente e impercettibilmente gli addominali verso l'interno e l'alto per sostenere il diaframma (sostegno) e gestire l'uscita del fiato esclusivamente con gli addominali, facendoli rientrare gradualmente. Ricordo che è importante essere seguiti da un bravo vocal trainer che possa stendere un piano di lavoro personale.

Per chi avesse bisogno di lezioni di canto in cui comprendere le basi del canto concretamente, per approfondimenti e chiarimenti invito a contattarmi.

A presto

Andrea

Il giro di fiato e il suono in maschera


Rispondo a Arianna, Giacomo, Luca, Pierpaolo, Annalisa e Giorgia che mi hanno scritto in privato chiedendomi di spiegare ulteriormente i concetti di giro di fiato e di suono in maschera. Cercherò di essere più chiaro possibile, ho preparato anche delle immagini che possono essere di supporto. 
Il canto, come sappiamo, avviene sul fiato che viene espirato che esce poi dalla bocca: il neofita  ha un'idea del suono parlato e cantato che fuoriesce dal cavo orale e qui localizza l'emissione, in termini tecnici si parla di suono buccale o orale, per differenziarlo da quello in maschera. Nel canto impostato bisogna invece imparare ad adeguare il cavo orale e i risuonatori in modo che il suono compia il cosiddetto giro di fiato e vada nella maschera, si tratta di due concetti strettamente collegati. In parole semplicissime cosa significa questo? Immaginare che, una volta prodotto dalla corde vocali, il suono salga per il faringe e, a livello del palato molle (dove è situata l'ugola),  il suono non vada in avanti per uscire dalla bocca ma si elevi in alto  sopra al palato molle e faccia una giravolta  in avanti (giro di fiato) per uscire e proiettarsi davanti al volto frontalmente nella  zona tra naso e fronte (maschera). 
E' possibile pensare di avere un forellino alla radice del naso in mezzo agli occhi e di dovere fare uscire i suoni aprendoli verso l'esterno. Come ho suggerito nel mio libro "Semplicemente cantare", pensare al fiato che scorre sempre avanti e dritto come se seguisse una strada ampia e piana e non ci fossero differenze tra suoni che salgono e scendono, ma fossero tutti nella stessa posizione. Utile l'esercizio di pronunciare la silalba HNI e percepire le vibrazioni anteriori ed il suono elevato, ricordarsi contemporaneamente di rilassare la mandibola per non stringere i suoni. 
Nell'imamgine sottostante go preparato un'imamgine in cui vedere: laringe, faringe, palato molle e palato duro:


Nell'imamgine sottostante si può osservare il tragitto che il fiato compie per produrre un suono buccale o orale:

Nell'immagine sottostante visualizzare il tragitto che il fiato compie per produrre un suono con giro di fiato e proiezione in maschera:



La tradizione del belcanto suggerisce anche l'idea di pensare al fiato che continua sempre avanti come una ruota, il fiato sale facendo il giro, si eleva e discende per poi risalire ciclicamente: i suoni scendno in avanti e in giù come meravigliosi zampilli di una fontana. 

Spero di essere stato utile e chiaro nella mia brevità,  per qualsiasi dubbio, approfondimento o necessità vi invito a contattarmi o ad approfondire gli argomenti che si trovano nel libro "Semplicemente cantare", ABEdizioni.

A presto 

Andrea








giovedì 14 maggio 2015

Suono in maschera e impostazione fono-articolatoria



Suono in maschera e impostazione fono-articolatoria
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno sentito il desiderio di lasciare un commento per il libro pubblicato e a tutti coloro che mi hanno scritto per congratularsi, sono lieto vi stia piacendo.
Diverse persone mi hanno sollecitato a scrivere un approfondimento sul suono chiamato tecnicamente “in maschera” chiedendomi se era possibile anche trattare l’impostazione della voce da un punto di vista articolatorio e fonetico, richiedendomi di stilare un programma d’esempio per chi inizia gli studi da zero. Ho accolto queste richieste e cercherò, nel limite delle mie competenze e conoscenze di offrire un quadro, spero più chiaro possibile. Sottolineo che il programma di studi di canto deve essere impostato dalll'insegnante in base al singolo allievo, mettendo in luce punti di forza e fragilità, senza questa anamnesi preliminare si rischia di impartire una tecnica che potrebbe rrisultare poco efficace. Ricordo sempre l’importanza di un insegnante di canto che possa essere oggettivo e critico, aiutando e guidando l’allievo, non è sufficiente leggere un libro, la pratica e l’esperienza diretta sono più importanti, quello che segue è un programma in linea di massima incentrato su ciò che mi avete chiesto.
Agli inizi degli studi le prime lezioni vertono principalmente sulla conoscenza degli organi di produzione del suono e della respirazione (è importante sapere come siamo fatti e come funzioniamo senza però perdersi in dettagli troppo articolati), sulla postura, sulla respirazione, sostegno e appoggio che, non mi stanco mai di ripeterlo, sono le basi per costruire la voce. Il lettore può trovare le indicazioni in merito nei post precedenti o fare riferimento al libro pubblicato.
Durante il primo periodo di apprendimento, generalmente il lavoro viene dedicato sul piano vocale alla cura della corretta pronuncia e all’articolazione in relazione alla voce parlata e cantata, da un punto di vista fonetico le vocali italiane, pure,  i-e-a-o-u- sono perfette per l’impostazione della voce. Articolare significa lavorare con l’allievo sull’elemento mobile del tratto vocale per l'articolazione e la formazione delle consonanti e vocali: lingua, labbra, mascella, palato molle. Spesso chi inizia a studiare canto ha un’articolazione ridotta e non sciolta, la mandibola viene tenuta rigidamente in alto, la lingua contratta, le labbra sono irrigidite e la bocca tende ad aprirsi in maniera insufficiente, il palato molle viene tenuto abbassato e i muscoli del collo vengono tesi. E’ importante imparare ad articolare con scioltezza e morbidezza, producendo delle vocali chiare e perfettamente distinguibili, l’italiano è una lingua ripeto meravigliosa per imparare a cantare. In linea generale, è importante guidare l’allievo a parlare e successivamente a cantare non di gola ma nella cosiddetta “maschera” e con un’articolazione morbida, di seguito approfondisco questi concetti. Per maschera s’intende dimenticare l’origine reale del suono nella gola e pensarlo  in alto sopra al palato all’altezza degli zigomi e fuori dal volto. La maschera è la zona frontale del volto situata tra il labbro superiore e l’arcata sopraciliare, si può pensare ad un triangolo la cui base sono le labbra e la punta arriva all’arcata sopraciliare, questo triangolo è una zona del volto ideale in cui proiettare la propria voce, in cui incanalarla idealmente. Sottolineo che questa zona è uno spazio ideale in cui indirizzare fiato e suono, la maschera viene utilizzata come immagine per distaccarsi dalla gola e dare al suono leggerezza, proiezione frontale e anteriore ed elevazione, sperimentando delle sensazioni vibratorie importanti. Pensare alla maschera è un' mmagine empirica per arginare i problemi tecnici e formare la corretta coordinazione.La maschera è un concetto legato anche al punto di Mauran, ovvero un pass o un punto ideale suggerito dal Prof. Mauran attraverso il quale alcuni insegnanti e cantanti, fanno passare e indirizzano tutta le voce. Questo punto si trova all'interno della bocca, il suono viene indirizzato tra la cresta alveolare appena sopra agli incisivi superiori, e quindi al di fuori della bocca tra il labbro superiore e la parte inferiore del naso, se si assolutizza questo concetto si rischia però di ingabbiare la voce che invece richiede plasticità degli organi e del vocal tract. Ripeto che si tratta di strategie tecniche per aiutare l’allievo a non cantare in basso nella gola ma ad elevare il suono e renderlo più aereo e fluido, individuando delle sensazioni vibratorie interne tra il palato duro e il profilo esterno della faccia. Uno dei segreti dunque è quello di respirare predisponendosi ad un sorriso felice tenendo in considerazione gli zigomi e la bocca, la voce si focalizza tutta  davanti, molti allievi o cantano in basso nella gola oppure indietro nella nuca. Pensare alla voce davanti e raccolta in un sorriso felice fra gli zigomi e la bocca permette alla voce di non essere artefatta ma naturale nel colore e nelle risonanze. Raccomando sempre di pensare al fiato e al suono che fluiscono davanti al volto e fuori da esso, come se percorresse una strada ampia e continua, altrimenti la voce rimane intrappolata dietro al palato molle e alla nuca risultando ovattata e limitata nella componente di risonanza.
Personalmente inizialmente parto dal parlato facendo articolare correttamente le vocali all’allievo, ponendolo di fronte ad uno specchio in modo che possa vedersi, non è un lavoro superfluo, ma utilissimo. In accordo con gli antichi trattatisti e con il del belcanto consiglio di predisporre la bocca ad un sorriso gentile. Questo aspetto tecnico è sempre stato ampiamente discusso e criticato, a mio avviso usato con sapienza è una buona base. Per sorriso gentile non s’intende un sorriso forzato rigido che tende tutti i  muscoli del viso o masticatori e il collo, ma un sorriso interiore, in che modo realizzarlo correttamente? Come detto non bisogna fare un sorriso rigido e teso, si parte  rilassando  il viso, le guance e la mandibola e si utilizzano solamente le labbra per sorridere, mentre il resto del volto sembra “addormentato” alzando lievemente gli zigomi. Ciò che si muove sono gli angoli della bocca che vanno indietro come verso le orecchie e in alto, gli zigomi si alzano lievemente, aprendo automaticamente le cavità alte della testa e alzando dolcemente il palato molle, il suono va lasciato andare e proiettato davanti al volto come se ci fosse un canale o una strada posta tra bocca e arcata sopraciliare.Cito volentieri ed invito ad osservare grandi cantanti come Maria Callas e Teresa Berganza che hanno una dizione perfetta ed intellegibile, chiara, si noti come utilizzano l’uso della bocca orizzontale a sorriso ma con gli zigomi alzati, il sorriso gentile o interiore trasmette anche a chi ascolta un senso di ampiezza sopra la zona interna degli zigomi, dunque sopra al palato. Osservandosi  allo specchio può essere utile l’immagine di essere un burattino con il viso immobile e abbandonato, completamente rilassato e solo la bocca si stira e allunga indietro e in alto mentre si alzano gli zigomi, come se dovessimo fare vedere le simpatiche fossette, mentre la mandibola scende morbida. Faccio provare diverse volte questo movimento di sorriso, come fosse un esercizio isolato solo alle labbra per fare comprendere che la forma delle vocali avviene anche grazie all’utilizzo delle labbra sulle quali si articola lasciando in pace collo e mandibola. La sensazione è simile a quando cerchiamo di sorridere di nascosto internamente: senza saperlo la tecnica del sorriso, se ben eseguita, attiva automaticamente meccanismi corretti, la laringe discende e il palato molle si alza disponendo gli organi fonatori a proiettare il suono nelle cavità superiori. Consiglio di non pensare al palato molle per cercare di agire volontariamente su esso, ciò può creare rigidità nel cantante, il suo innalzamento è automatico se si pensa al sorriso interno e a proiettare il suono sempre fuori e davanti a noi, come ho scritto nel libro un' espedeinte tecnico per facillitare l'ampiezza del vocal tract potrebbe essere l'immagine di alitare o appannare un vetro.  Il palato molle  è un velo che, alzandosi, stira dolcemente in alto i pilastri tonsillari e l’ugola chiudendo parzialmente il passaggio dell’aria e del suono nel naso, regolando il grado di nasalità evitandone l’eccesso. Il sorriso interno permette di fare spazio all’interno della bocca e apre le cavità sopra al palato permettendo al suono di trovare espansione nelle cavità superiori, come se si dovesse fare spazio interno all’altezza degli zigomi. Come più volte ripeto si canta dal palato in su e in fuori, sotto non dovrebbe esserci nulla se non laringe e mandibola rilassati, morbidamente pronte e flessibili. A volte propongo agli allievi di provare a parlare alzando lievemente il palato molle e sentire come anche il parlato si modifica trovando una bella risonanza, in speciale modo in chi ha una voce molto nasale dovuta ad un velo palatino troppo basso. Un cenno al fatto che la bocca a sorriso stirata, tesa e piatta produce suoni schiacciati per questo motivo criticata come metodologia da molti insegnanti, eppure il sorriso è stata la tecnica di insegnanti di canto pregiatissimi che hanno dato vita a voci meravigliose, questo perché con sorriso non s’intendeva quello rigido con bocca piatta e schiacciata, ma quello prodotto come detto sopra con angoli della bocca indietro e in alto, zigomi alzati e spazio interno dilatato sopra al palato e all’altezza degli zigomi. Alcune volte ho trovata utile l’immagine di pensare che la parte superiore della testa fino agli zigomi sia fissa e solamente sotto avviene il movimento dinamico e rilassato della pronuncia, come se la risonanza fosse localizzata ai piani superiori. A tal proposito propongo l’idea del burattino in cui si muove solamente la parte inferiore della bocca, si tratta ovviamente di strategie usate per arrivare ad un preciso obiettivo. Può anche essere utile l’esercizio di porre le dita sotto agli zigomi per tirarli indietro e verso l’alto esercitandosi sia nel parlato che nella voce cantata. Tornando all’aspetto pratico partendo con la bocca a sorriso interno, di fronte allo specchio chiedo di articolare le vocali italiane nel seguente ordine, I-E-A-O-U, avendo l’accortezza di articolare ogni vocale in modo esagerato, come se si dovessero esasperare i movimenti della bocca per farsi capire di fronte ad un sordo o pensando di dover suggerire qualcosa senza farsi sentire, importante rilassare la mandibola e lasciarla cadere morta lasciando alle labbra il compito di dare la forma alle vocali. Esse vanno pensate risonanti in alto sopra al palato e fuori dal volto, la lingua va mantenuta per tutte le vocali posata dolcemente contro incisivi inferiori, non retratta.
Vediamo alcuni aspetti pratici legati alla formazione delle vocali nello studio iniziale e in una tessitura centrale comoda (gradualmente con lo studio si passerà a sviluppare la copertura vocale):
  • nella I la bocca è a sorriso ma raccomando la mandibola è morbida e il collo non teso, il suono si percepisce alto e si lascia andare avanti  e fuori,  risulta molto brillante e penetrante,  ma va raccolto  fra zigomi e bocca con mandibola morbida. Ricordo che il vero sorriso è tale: un cenno a zigomi ben alti, non inteso come 'bocca da risata aperta', simile a quella dei  clown, o a sorriso slargato in orizzontale con bocca “a rana” che gracida  sgarbata. La I è molto utile nell'impostazione per percepire le risonanze anteriori che dovranno armonizzarsi e integrarsi anche nelle altre vocali in particolare quelle posteriori O-U;
  • nella E  gli angoli della bocca si tirano ancora più in alto, gli zigomi si alzano maggiormente, la mandibola scende un po’ di più, la risonanza va percepita in alto sopra al palato e davanti al viso;
  •  nella A si tiene la posizione a sorriso della E, gli zigomi sono più alti ma si abbandona la mandibola ancora di più ,percepire che il suono della A è alto e  il palato molle è dolcemente rialzato, posizionare la A davanti al volto come avviene nella I;
  • nella O pur mantenendo gli angoli della bocca lievemente a  sorriso e gli zigomi alti le labbra assumono un aspetto decisamente ovale, ciò si enfatizza maggiormente con la U, attenzione a non pronunciarle e cantarle dietro, esse vanno indirizzate davanti al volto come si sperimenta parlando o cantando sulla I.
Dunque I-E-A richiedono maggiore sorriso e O-U una forma più arrotondata delle labbra, in questo modo si sperimenta un' articolazione con sorriso lieve, cavità interne dolcemente dilatate e palato molle lievemente alzato. Parola d'ordine quindi suono alto e fuori dal volto. Faccio svolgere questo esercizio lentamente a cui segue una lista di parole appositamente studiata per esercitare la pronuncia chiara e sciolta che coinvolga tutte le vocali, articolando lentamente e sempre di fronte ad uno specchio. Una nota importante: nella maggioranza dei casi gli allievi pensano di articolare molto e sono restii ad esagerare i  movimenti delle labbra, è importante invece lasciarsi andare ed esacerbare tutti i movimenti, evitando di parlare e cantare con la bocca stretta. Successivamente inizio a lavorare con dei vocalizzi di impostazione distinti in:
  • riscaldamento vocale
  •  articolazione e  dizione
  •  proiezione
  •  agilità
Offro alcuni esempi, per ognuno di questi esercizi usare la tecnica del sorriso gentile interno alzando gli angoli della bocca e tenendo gli zigomi alzati e pronunciare in modo deciso e esagerato, come detto pensando di parlare ad un sordo. Più si sale in acuto e più sollevare gli zigomi e si rilassi la mandibola, per fare si che il palato molle resti alto suggerisco simpaticamente immaginare di mordere una mela molto grossa, di essere un leone che ruggisce oppure una tigre. Ricordarsi di lasciare che il fiato e il suono vadano davanti al volto come se dovessero andare lontano. Per ognuno di questi esercizi partire dalla tessitura medio-bassa e poi salire di semitono in semitono fino alla zona acuta e scendere di semitono in semitono.


Esercizi di riscaldamento vocale
·         M a bocca chiusa: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Brrr: trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Frrr: trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Zzz: pensando di essere una zanzara o un calabrone esercitandosi su terze, quinte e quinte e none

Esercizi di pronuncia  e articolazione
 Ricordo è importante esagerare i movimenti articolatori e lasciare la mandibola morbida, permettendo che si sganci, si pensi al burattino. Articolare le seguenti coppie di sillabe, notare che sono presenti tutte le vocali italiane pure:
·         Vi ve va vo vu-vi ve va vo vu
·         Pi p epa pop u-ti te ta to tu
·         Vi ve va vo vu-fi fe fa fo fu
·         Mi me ma mo mu-di de da do du
·         Bi be ba bo bu-ri re ra ro ru
·         Bi be ba bob u-li le la lo lu




Esercizi di agilità
Pronunciare Ri-e-a-o-u- articolando bene ogni vocale



Pronunciare Ri-o avendo cura salendo alle note alte di alzare il palato molle ricordo l’idea di mordere una mela o essere un leone o una tigre, tenere sempre gli zigomi alti e nella O arrotondare la bocca. 


Sottolineo che, per quello che riguarda il mio metodo di insegnamento, preferisco non utilizzare troppi termini tecnici ma proporre semplicemente esercizi che portano al risultato, il canto è frutto di un delicato equilibrio risonantico in cui orizzontalità e verticalità devono fondersi armonicamente. Personalmente ritengo nel canto lirico l'uso dell'atteggiamento  a sorriso risulti applibabile agli inizi degli studi in allievi che hanno la tendenza a non articolare o a modificare il proprio timbro naturale, ed è in questo senso che va letto questo breve articolo, ho espresso nel libro le modalità per trovare equilibrio vocale in cui la voce trovi sia corpo che punta e leggerezza. Visto che mi avete chiesto un post sulla maschera e articolazione mi sono concentrato su questo e ho cercato di esprimermi spero nel modo più chiaro. Tuttavia come ho esposto nel libro è importante ribadisco curare anche la verticalità nella voce, in particolare nel canto lirico, i suggerimenti sopra esposti possono essere utili nei primi momenti dello studio e possono essere applicati in precisi repertori (come ad esempio quello rossiniamo) e nella musica leggera. Nel canto lirico non è possibile cantare le vocali pure, bisogna imparare a coprire i suoni: creando un ampio spazio nel vocal tract, pensando al giro di fiato, rilassando la mandibola, arrotondando le labbra e producendo vocali miste (ad esempio la I è mista alla U, A-E sono miste con la O), si troveranno maggiori indicazioni a tal proposito nel libro. Ho cercato di rispondere alle diverse domande sulla questione cantare con il sorriso, al di là del sorriso per cui si corre il rischio di schiacciare la voce consiglio  di pensare semplicemente al movimento degli zigomi in alto un momento prima di cantare, in tal modo si può cercare di evitare la rigidità e di schiacciare i suoni. Termino questo post salutandovi e ringraziandovi tutti,  lascio una raccomandazione: fatevi seguire almeno all'inizio da un insegnante.