domenica 30 agosto 2015

La respirazione costo-diaframmatica

Rispondo alle tante persone che mi hanno scritto chiedendomi altre informazioni sulla respirazione costo-diaframmatica in termini molto semplici. La respirazione costo-diaframmatica si chiama in questo modo poichè vede attivi il diaframma e le costole  pertanto la respirazione che molti mi riportano in cui si deve gonfiare la pancia come se fossimo una donna in stato di gravidanza non è a parere mio corretta. Ne ho spiegato i motivi nel mio libro di tecnica vocale "Semplicemente cantare" ABEditore, i lettori interessati possono approfondire nel testo. Per rispondere alle richieste sulla respirazione costo-diaframmatica innanzittto osservare la figura sottostante in cui è possibile vedere dove è localizzato corerttamente il diaframma (esso non è nell'addome come molti di voi mi hanno scritto) ma si trova appena sotto la fine dello sterno e gira indietro, come un mantello, fino alle utlime costole. Non soltanto è possibile vedere il diaframma ma anche percepirlo: se si fanno scorrere le dita lungo lo sterno si arriva ad un punto in cui esso finisce (processo xifoideo), qui inizia il diaframma e se si fanno dei colpi di tosse si percepiscono i movimenti che essocompie in fuori e in dentro. Detto in parole semplicissime per realizzare una respirazione costo-diaframamtica: quando inspiriamo, cioè prendiamo aria, dobbiamo espandere l'epigtastrio, la cintura diaframamtica ovvero la zona compresa tra diaframma e ultime costole  (chiamato anche plesso solare). Nell'immagine vengono evidenziati il diaframma e le utlime costole, la zona centrale del nostro corpo chiamata anche "core" è quella che deve venire attivata nella respirazione costo-diaframmatica.



Ecco un esercizio base che propongo sempre ai miei allievi: distesi porre una mano appena sotto allo sterno e una sulle ultime costole, inspirando dal naso molto lentamente permettere che il fiato scenda in basso e fuori verso la mano posta sul diaframma e lasciare libera la muscolatura addominale superiore di rilassarsi (la mano sale), lasciare poi che il fiato scenda ancora più in basso allargando ed espandendo le ultime costole e dilatando anche la parte posteriore della schiena. Si realizza in questo modo una respirazione a 360°: davanti, in alto e dietro, suggerisco l'immagine di essere all'interno di un armadio e dovere aprire le ante verso l'esterno e indietro. Lo stesso esercizio va svolto in piedi, ricordo che questa ampiezza a 360° va mantenuta cantanto evitando che il torace si sgonfi subito e che il petto si abbassi (mantenere le costole aperte). Un momento prima di cantare fare rientrare dolcemente e impercettibilmente gli addominali verso l'interno e l'alto per sostenere il diaframma (sostegno) e gestire l'uscita del fiato esclusivamente con gli addominali, facendoli rientrare gradualmente. Ricordo che è importante essere seguiti da un bravo vocal trainer che possa stendere un piano di lavoro personale.

Per chi avesse bisogno di lezioni di canto in cui comprendere le basi del canto concretamente, per approfondimenti e chiarimenti invito a contattarmi.

A presto

Andrea

Il giro di fiato e il suono in maschera


Rispondo a Arianna, Giacomo, Luca, Pierpaolo, Annalisa e Giorgia che mi hanno scritto in privato chiedendomi di spiegare ulteriormente i concetti di giro di fiato e di suono in maschera. Cercherò di essere più chiaro possibile, ho preparato anche delle immagini che possono essere di supporto. 
Il canto, come sappiamo, avviene sul fiato che viene espirato che esce poi dalla bocca: il neofita  ha un'idea del suono parlato e cantato che fuoriesce dal cavo orale e qui localizza l'emissione, in termini tecnici si parla di suono buccale o orale, per differenziarlo da quello in maschera. Nel canto impostato bisogna invece imparare ad adeguare il cavo orale e i risuonatori in modo che il suono compia il cosiddetto giro di fiato e vada nella maschera, si tratta di due concetti strettamente collegati. In parole semplicissime cosa significa questo? Immaginare che, una volta prodotto dalla corde vocali, il suono salga per il faringe e, a livello del palato molle (dove è situata l'ugola),  il suono non vada in avanti per uscire dalla bocca ma si elevi in alto  sopra al palato molle e faccia una giravolta  in avanti (giro di fiato) per uscire e proiettarsi davanti al volto frontalmente nella  zona tra naso e fronte (maschera). 
E' possibile pensare di avere un forellino alla radice del naso in mezzo agli occhi e di dovere fare uscire i suoni aprendoli verso l'esterno. Come ho suggerito nel mio libro "Semplicemente cantare", pensare al fiato che scorre sempre avanti e dritto come se seguisse una strada ampia e piana e non ci fossero differenze tra suoni che salgono e scendono, ma fossero tutti nella stessa posizione. Utile l'esercizio di pronunciare la silalba HNI e percepire le vibrazioni anteriori ed il suono elevato, ricordarsi contemporaneamente di rilassare la mandibola per non stringere i suoni. 
Nell'imamgine sottostante go preparato un'imamgine in cui vedere: laringe, faringe, palato molle e palato duro:


Nell'imamgine sottostante si può osservare il tragitto che il fiato compie per produrre un suono buccale o orale:

Nell'immagine sottostante visualizzare il tragitto che il fiato compie per produrre un suono con giro di fiato e proiezione in maschera:



La tradizione del belcanto suggerisce anche l'idea di pensare al fiato che continua sempre avanti come una ruota, il fiato sale facendo il giro, si eleva e discende per poi risalire ciclicamente: i suoni scendno in avanti e in giù come meravigliosi zampilli di una fontana. 

Spero di essere stato utile e chiaro nella mia brevità,  per qualsiasi dubbio, approfondimento o necessità vi invito a contattarmi o ad approfondire gli argomenti che si trovano nel libro "Semplicemente cantare", ABEdizioni.

A presto 

Andrea








giovedì 14 maggio 2015

Suono in maschera e impostazione fono-articolatoria



Suono in maschera e impostazione fono-articolatoria
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno sentito il desiderio di lasciare un commento per il libro pubblicato e a tutti coloro che mi hanno scritto per congratularsi, sono lieto vi stia piacendo.
Diverse persone mi hanno sollecitato a scrivere un approfondimento sul suono chiamato tecnicamente “in maschera” chiedendomi se era possibile anche trattare l’impostazione della voce da un punto di vista articolatorio e fonetico, richiedendomi di stilare un programma d’esempio per chi inizia gli studi da zero. Ho accolto queste richieste e cercherò, nel limite delle mie competenze e conoscenze di offrire un quadro, spero più chiaro possibile. Sottolineo che il programma di studi di canto deve essere impostato dalll'insegnante in base al singolo allievo, mettendo in luce punti di forza e fragilità, senza questa anamnesi preliminare si rischia di impartire una tecnica che potrebbe rrisultare poco efficace. Ricordo sempre l’importanza di un insegnante di canto che possa essere oggettivo e critico, aiutando e guidando l’allievo, non è sufficiente leggere un libro, la pratica e l’esperienza diretta sono più importanti, quello che segue è un programma in linea di massima incentrato su ciò che mi avete chiesto.
Agli inizi degli studi le prime lezioni vertono principalmente sulla conoscenza degli organi di produzione del suono e della respirazione (è importante sapere come siamo fatti e come funzioniamo senza però perdersi in dettagli troppo articolati), sulla postura, sulla respirazione, sostegno e appoggio che, non mi stanco mai di ripeterlo, sono le basi per costruire la voce. Il lettore può trovare le indicazioni in merito nei post precedenti o fare riferimento al libro pubblicato.
Durante il primo periodo di apprendimento, generalmente il lavoro viene dedicato sul piano vocale alla cura della corretta pronuncia e all’articolazione in relazione alla voce parlata e cantata, da un punto di vista fonetico le vocali italiane, pure,  i-e-a-o-u- sono perfette per l’impostazione della voce. Articolare significa lavorare con l’allievo sull’elemento mobile del tratto vocale per l'articolazione e la formazione delle consonanti e vocali: lingua, labbra, mascella, palato molle. Spesso chi inizia a studiare canto ha un’articolazione ridotta e non sciolta, la mandibola viene tenuta rigidamente in alto, la lingua contratta, le labbra sono irrigidite e la bocca tende ad aprirsi in maniera insufficiente, il palato molle viene tenuto abbassato e i muscoli del collo vengono tesi. E’ importante imparare ad articolare con scioltezza e morbidezza, producendo delle vocali chiare e perfettamente distinguibili, l’italiano è una lingua ripeto meravigliosa per imparare a cantare. In linea generale, è importante guidare l’allievo a parlare e successivamente a cantare non di gola ma nella cosiddetta “maschera” e con un’articolazione morbida, di seguito approfondisco questi concetti. Per maschera s’intende dimenticare l’origine reale del suono nella gola e pensarlo  in alto sopra al palato all’altezza degli zigomi e fuori dal volto. La maschera è la zona frontale del volto situata tra il labbro superiore e l’arcata sopraciliare, si può pensare ad un triangolo la cui base sono le labbra e la punta arriva all’arcata sopraciliare, questo triangolo è una zona del volto ideale in cui proiettare la propria voce, in cui incanalarla idealmente. Sottolineo che questa zona è uno spazio ideale in cui indirizzare fiato e suono, la maschera viene utilizzata come immagine per distaccarsi dalla gola e dare al suono leggerezza, proiezione frontale e anteriore ed elevazione, sperimentando delle sensazioni vibratorie importanti. Pensare alla maschera è un' mmagine empirica per arginare i problemi tecnici e formare la corretta coordinazione.La maschera è un concetto legato anche al punto di Mauran, ovvero un pass o un punto ideale suggerito dal Prof. Mauran attraverso il quale alcuni insegnanti e cantanti, fanno passare e indirizzano tutta le voce. Questo punto si trova all'interno della bocca, il suono viene indirizzato tra la cresta alveolare appena sopra agli incisivi superiori, e quindi al di fuori della bocca tra il labbro superiore e la parte inferiore del naso, se si assolutizza questo concetto si rischia però di ingabbiare la voce che invece richiede plasticità degli organi e del vocal tract. Ripeto che si tratta di strategie tecniche per aiutare l’allievo a non cantare in basso nella gola ma ad elevare il suono e renderlo più aereo e fluido, individuando delle sensazioni vibratorie interne tra il palato duro e il profilo esterno della faccia. Uno dei segreti dunque è quello di respirare predisponendosi ad un sorriso felice tenendo in considerazione gli zigomi e la bocca, la voce si focalizza tutta  davanti, molti allievi o cantano in basso nella gola oppure indietro nella nuca. Pensare alla voce davanti e raccolta in un sorriso felice fra gli zigomi e la bocca permette alla voce di non essere artefatta ma naturale nel colore e nelle risonanze. Raccomando sempre di pensare al fiato e al suono che fluiscono davanti al volto e fuori da esso, come se percorresse una strada ampia e continua, altrimenti la voce rimane intrappolata dietro al palato molle e alla nuca risultando ovattata e limitata nella componente di risonanza.
Personalmente inizialmente parto dal parlato facendo articolare correttamente le vocali all’allievo, ponendolo di fronte ad uno specchio in modo che possa vedersi, non è un lavoro superfluo, ma utilissimo. In accordo con gli antichi trattatisti e con il del belcanto consiglio di predisporre la bocca ad un sorriso gentile. Questo aspetto tecnico è sempre stato ampiamente discusso e criticato, a mio avviso usato con sapienza è una buona base. Per sorriso gentile non s’intende un sorriso forzato rigido che tende tutti i  muscoli del viso o masticatori e il collo, ma un sorriso interiore, in che modo realizzarlo correttamente? Come detto non bisogna fare un sorriso rigido e teso, si parte  rilassando  il viso, le guance e la mandibola e si utilizzano solamente le labbra per sorridere, mentre il resto del volto sembra “addormentato” alzando lievemente gli zigomi. Ciò che si muove sono gli angoli della bocca che vanno indietro come verso le orecchie e in alto, gli zigomi si alzano lievemente, aprendo automaticamente le cavità alte della testa e alzando dolcemente il palato molle, il suono va lasciato andare e proiettato davanti al volto come se ci fosse un canale o una strada posta tra bocca e arcata sopraciliare.Cito volentieri ed invito ad osservare grandi cantanti come Maria Callas e Teresa Berganza che hanno una dizione perfetta ed intellegibile, chiara, si noti come utilizzano l’uso della bocca orizzontale a sorriso ma con gli zigomi alzati, il sorriso gentile o interiore trasmette anche a chi ascolta un senso di ampiezza sopra la zona interna degli zigomi, dunque sopra al palato. Osservandosi  allo specchio può essere utile l’immagine di essere un burattino con il viso immobile e abbandonato, completamente rilassato e solo la bocca si stira e allunga indietro e in alto mentre si alzano gli zigomi, come se dovessimo fare vedere le simpatiche fossette, mentre la mandibola scende morbida. Faccio provare diverse volte questo movimento di sorriso, come fosse un esercizio isolato solo alle labbra per fare comprendere che la forma delle vocali avviene anche grazie all’utilizzo delle labbra sulle quali si articola lasciando in pace collo e mandibola. La sensazione è simile a quando cerchiamo di sorridere di nascosto internamente: senza saperlo la tecnica del sorriso, se ben eseguita, attiva automaticamente meccanismi corretti, la laringe discende e il palato molle si alza disponendo gli organi fonatori a proiettare il suono nelle cavità superiori. Consiglio di non pensare al palato molle per cercare di agire volontariamente su esso, ciò può creare rigidità nel cantante, il suo innalzamento è automatico se si pensa al sorriso interno e a proiettare il suono sempre fuori e davanti a noi, come ho scritto nel libro un' espedeinte tecnico per facillitare l'ampiezza del vocal tract potrebbe essere l'immagine di alitare o appannare un vetro.  Il palato molle  è un velo che, alzandosi, stira dolcemente in alto i pilastri tonsillari e l’ugola chiudendo parzialmente il passaggio dell’aria e del suono nel naso, regolando il grado di nasalità evitandone l’eccesso. Il sorriso interno permette di fare spazio all’interno della bocca e apre le cavità sopra al palato permettendo al suono di trovare espansione nelle cavità superiori, come se si dovesse fare spazio interno all’altezza degli zigomi. Come più volte ripeto si canta dal palato in su e in fuori, sotto non dovrebbe esserci nulla se non laringe e mandibola rilassati, morbidamente pronte e flessibili. A volte propongo agli allievi di provare a parlare alzando lievemente il palato molle e sentire come anche il parlato si modifica trovando una bella risonanza, in speciale modo in chi ha una voce molto nasale dovuta ad un velo palatino troppo basso. Un cenno al fatto che la bocca a sorriso stirata, tesa e piatta produce suoni schiacciati per questo motivo criticata come metodologia da molti insegnanti, eppure il sorriso è stata la tecnica di insegnanti di canto pregiatissimi che hanno dato vita a voci meravigliose, questo perché con sorriso non s’intendeva quello rigido con bocca piatta e schiacciata, ma quello prodotto come detto sopra con angoli della bocca indietro e in alto, zigomi alzati e spazio interno dilatato sopra al palato e all’altezza degli zigomi. Alcune volte ho trovata utile l’immagine di pensare che la parte superiore della testa fino agli zigomi sia fissa e solamente sotto avviene il movimento dinamico e rilassato della pronuncia, come se la risonanza fosse localizzata ai piani superiori. A tal proposito propongo l’idea del burattino in cui si muove solamente la parte inferiore della bocca, si tratta ovviamente di strategie usate per arrivare ad un preciso obiettivo. Può anche essere utile l’esercizio di porre le dita sotto agli zigomi per tirarli indietro e verso l’alto esercitandosi sia nel parlato che nella voce cantata. Tornando all’aspetto pratico partendo con la bocca a sorriso interno, di fronte allo specchio chiedo di articolare le vocali italiane nel seguente ordine, I-E-A-O-U, avendo l’accortezza di articolare ogni vocale in modo esagerato, come se si dovessero esasperare i movimenti della bocca per farsi capire di fronte ad un sordo o pensando di dover suggerire qualcosa senza farsi sentire, importante rilassare la mandibola e lasciarla cadere morta lasciando alle labbra il compito di dare la forma alle vocali. Esse vanno pensate risonanti in alto sopra al palato e fuori dal volto, la lingua va mantenuta per tutte le vocali posata dolcemente contro incisivi inferiori, non retratta.
Vediamo alcuni aspetti pratici legati alla formazione delle vocali nello studio iniziale e in una tessitura centrale comoda (gradualmente con lo studio si passerà a sviluppare la copertura vocale):
  • nella I la bocca è a sorriso ma raccomando la mandibola è morbida e il collo non teso, il suono si percepisce alto e si lascia andare avanti  e fuori,  risulta molto brillante e penetrante,  ma va raccolto  fra zigomi e bocca con mandibola morbida. Ricordo che il vero sorriso è tale: un cenno a zigomi ben alti, non inteso come 'bocca da risata aperta', simile a quella dei  clown, o a sorriso slargato in orizzontale con bocca “a rana” che gracida  sgarbata. La I è molto utile nell'impostazione per percepire le risonanze anteriori che dovranno armonizzarsi e integrarsi anche nelle altre vocali in particolare quelle posteriori O-U;
  • nella E  gli angoli della bocca si tirano ancora più in alto, gli zigomi si alzano maggiormente, la mandibola scende un po’ di più, la risonanza va percepita in alto sopra al palato e davanti al viso;
  •  nella A si tiene la posizione a sorriso della E, gli zigomi sono più alti ma si abbandona la mandibola ancora di più ,percepire che il suono della A è alto e  il palato molle è dolcemente rialzato, posizionare la A davanti al volto come avviene nella I;
  • nella O pur mantenendo gli angoli della bocca lievemente a  sorriso e gli zigomi alti le labbra assumono un aspetto decisamente ovale, ciò si enfatizza maggiormente con la U, attenzione a non pronunciarle e cantarle dietro, esse vanno indirizzate davanti al volto come si sperimenta parlando o cantando sulla I.
Dunque I-E-A richiedono maggiore sorriso e O-U una forma più arrotondata delle labbra, in questo modo si sperimenta un' articolazione con sorriso lieve, cavità interne dolcemente dilatate e palato molle lievemente alzato. Parola d'ordine quindi suono alto e fuori dal volto. Faccio svolgere questo esercizio lentamente a cui segue una lista di parole appositamente studiata per esercitare la pronuncia chiara e sciolta che coinvolga tutte le vocali, articolando lentamente e sempre di fronte ad uno specchio. Una nota importante: nella maggioranza dei casi gli allievi pensano di articolare molto e sono restii ad esagerare i  movimenti delle labbra, è importante invece lasciarsi andare ed esacerbare tutti i movimenti, evitando di parlare e cantare con la bocca stretta. Successivamente inizio a lavorare con dei vocalizzi di impostazione distinti in:
  • riscaldamento vocale
  •  articolazione e  dizione
  •  proiezione
  •  agilità
Offro alcuni esempi, per ognuno di questi esercizi usare la tecnica del sorriso gentile interno alzando gli angoli della bocca e tenendo gli zigomi alzati e pronunciare in modo deciso e esagerato, come detto pensando di parlare ad un sordo. Più si sale in acuto e più sollevare gli zigomi e si rilassi la mandibola, per fare si che il palato molle resti alto suggerisco simpaticamente immaginare di mordere una mela molto grossa, di essere un leone che ruggisce oppure una tigre. Ricordarsi di lasciare che il fiato e il suono vadano davanti al volto come se dovessero andare lontano. Per ognuno di questi esercizi partire dalla tessitura medio-bassa e poi salire di semitono in semitono fino alla zona acuta e scendere di semitono in semitono.


Esercizi di riscaldamento vocale
·         M a bocca chiusa: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Brrr: trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Frrr: trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·         Pronunciare Zzz: pensando di essere una zanzara o un calabrone esercitandosi su terze, quinte e quinte e none

Esercizi di pronuncia  e articolazione
 Ricordo è importante esagerare i movimenti articolatori e lasciare la mandibola morbida, permettendo che si sganci, si pensi al burattino. Articolare le seguenti coppie di sillabe, notare che sono presenti tutte le vocali italiane pure:
·         Vi ve va vo vu-vi ve va vo vu
·         Pi p epa pop u-ti te ta to tu
·         Vi ve va vo vu-fi fe fa fo fu
·         Mi me ma mo mu-di de da do du
·         Bi be ba bo bu-ri re ra ro ru
·         Bi be ba bob u-li le la lo lu




Esercizi di agilità
Pronunciare Ri-e-a-o-u- articolando bene ogni vocale



Pronunciare Ri-o avendo cura salendo alle note alte di alzare il palato molle ricordo l’idea di mordere una mela o essere un leone o una tigre, tenere sempre gli zigomi alti e nella O arrotondare la bocca. 


Sottolineo che, per quello che riguarda il mio metodo di insegnamento, preferisco non utilizzare troppi termini tecnici ma proporre semplicemente esercizi che portano al risultato, il canto è frutto di un delicato equilibrio risonantico in cui orizzontalità e verticalità devono fondersi armonicamente. Personalmente ritengo nel canto lirico l'uso dell'atteggiamento  a sorriso risulti applibabile agli inizi degli studi in allievi che hanno la tendenza a non articolare o a modificare il proprio timbro naturale, ed è in questo senso che va letto questo breve articolo, ho espresso nel libro le modalità per trovare equilibrio vocale in cui la voce trovi sia corpo che punta e leggerezza. Visto che mi avete chiesto un post sulla maschera e articolazione mi sono concentrato su questo e ho cercato di esprimermi spero nel modo più chiaro. Tuttavia come ho esposto nel libro è importante ribadisco curare anche la verticalità nella voce, in particolare nel canto lirico, i suggerimenti sopra esposti possono essere utili nei primi momenti dello studio e possono essere applicati in precisi repertori (come ad esempio quello rossiniamo) e nella musica leggera. Nel canto lirico non è possibile cantare le vocali pure, bisogna imparare a coprire i suoni: creando un ampio spazio nel vocal tract, pensando al giro di fiato, rilassando la mandibola, arrotondando le labbra e producendo vocali miste (ad esempio la I è mista alla U, A-E sono miste con la O), si troveranno maggiori indicazioni a tal proposito nel libro. Ho cercato di rispondere alle diverse domande sulla questione cantare con il sorriso, al di là del sorriso per cui si corre il rischio di schiacciare la voce consiglio  di pensare semplicemente al movimento degli zigomi in alto un momento prima di cantare, in tal modo si può cercare di evitare la rigidità e di schiacciare i suoni. Termino questo post salutandovi e ringraziandovi tutti,  lascio una raccomandazione: fatevi seguire almeno all'inizio da un insegnante.




lunedì 16 marzo 2015

Semplicemente cantare- Andrea Pietro Cattaneo, ABeditore



E' uscita la mia opera "Semplicemente cantare" pubblicato da ABeditore, un manuale di canto artistico ad uso di studenti, foniatri, logopedisti, docenti e neofiti, per conoscere e comprendere in modo graduale e chiaro gli elementi basilari della tecnica del canto. E' disponibile in tutte le librerie oppure collegandosi ai siti:

www.abeditore.com

www.abeditore.it



mercoledì 18 giugno 2014

Schema di riferimento sintetico sulla tecnica del canto





Mi avete scritto in molti, profani, studenti e professionisti facendomi diverse domande, vi ringrazio tutti, anche per i tanti complimenti. Se questo blog può essere da guida e di aiuto ne sono felice, ricordate sempre però che è necessaria la guida di un esperto che verifichi e suggerisca sulla base del singolo. Ogni persona infatti ha una propria struttura e particolari esigenze, l’insegnamento del canto consiste proprio nel vestire un capo su misura tenendo sempre presenti i concetti fisiologici.
Ho preparato questo post che vuole essere un quadro generale all’interno del quale sono racchiuse le risposte alle tante domande che mi sono pervenute. Cercherò nel possibile di utilizzare un linguaggio semplice e chiaro che possa arrivare a tutti, questa scelta dunque è consapevole, usare un linguaggio troppo tecnico potrebbe creare incomprensioni.  Lo farò in modo sintetico e basilare, come mi avete chiesto, andando subito “al sodo”, offrendovi uno schema di base  Affronterò tre macroargomenti:
  • Respirazione
  • Sostegno
  • Appoggio/emissione vocale
Ricordo che tre sono gli elementi importanti: le costole, i muscoli addominali e la posizione dei risuonatori.

  1.  Le costole cantando devono mantenersi ampie e aperte a seguito della respirazione costo-diaframmatica, questo permette di creare una cassa di risonanza ampia e di tenere il diaframma ben teso. 
  2.   Gli addominali devono essere attivi nell’espirazione, il loro compito è quello di rientrare gradualmente guidando  e controllando l’emissione del fiato. 
  3.  I risuonatori (bocca, faringe, laringe, etc) sono responsabili della qualità dell’emissione vocale

L’utilizzo di questo materiale è strettamente riservato ad uso personale con il tassativo divieto di usi e applicazioni professionali, operative, pubbliche o commerciali. È vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale con qualsiasi mezzo di tali informazioni, inclusa la copia locale su supporto magnetico od ottico senza l'espressa autorizzazione dell‘Autore.

La respirazione costo-diaframmatica

Posizione di partenza: appoggiare una mano sulle ultime costole (con le dita che fasciano le costole anteriormente) e l‘altra mano sulla zona dell’epigastrio (ricordo che l’epigastrio è la zona addominale superiore addominale).
Inspirare lentamente a bocca chiusa  e aprire lateralmente le ultime costole, lasciando che il fiato poi salga e riempia anche la zona epigastrica. Ricordo ad esempio l’idea della fisarmonica posta tra le ultime costole.



Fig. 1: allargare le ultime costole in fuori e in alto                    Fig.2: immagine della fisarmonica

Esercizi di percezione della respirazione
Vi propongo alcuni esercizi per percepire e realizzare la respirazione costo-diaframmatica: ricordo che si chiama così perchè realizzandola in modo corretto vengono utilizzati diaframma e costole, al cona mediana e infeririore del torace, che è la più capiente. Non si respira solo con la pancia, gonfiando l'addome in modo esagerato lasciando inattiva la cassa toracica, questa respirazione ricordo che è dannosa e improduttiva all'emizzione del canto. 
  1. Mettere due mani ai lati della cassa toracica inferiormente (sulle ultime costole), facendo una breve pressione in dentro. Inspirando concentrarsi sull’allargamento delle ultime costole, lasciando che gradualmente il fiato poi vada in alto.
  2.  Mettere una mano sulla zona dell’epigastrio (la zona alta dell’addome) e una sulle ultime costole, inspirando: lasciare scendere l’aria con movimento in basso e in fuori, permettere che la parte compresa tra l’epigastrio e le ultime costole si rilassi e si dilati.  Un errore è quello di tenere la zona dell’epigastrio compressa, essa deve rilassarsi abbandonandosi al fiato che entra, allargando contemporaneamente le ultime costole. Quello che conta è non lasciare cedere tutto l’addome soprattutto la parte inferiore, lasciando invece dilatare la parte inferiore e mediana del torace. 
  3. Mettere una mano sulla zona ombelicale e pensarla come centro inspiratorio : il fiato parte dell’ombelico e sale verso l’alto aprendo il torace lateralmente, posteriormente e anteriormente. Ci si può aiutare immaginando il proprio torace come un bicchiere in cui entra del fluido dal basso verso l’alto.


4.   In silenzio e con calma inspirare a bocca chiusa, concentrandosi sul percorso mentale del fiato che entra dalle narici, gira indietro e sotto gli occhi e poi scende lentamente verso le ultime costole allargandole. Pensare sempre che il fiato accarezza morbidamente l’interno del corpo e lo dilata, proprio come aspirassimo da una cannuccia aria verso la base del torace. 
5.       Chiudere una narice con un dito e posizionare l’altra mano sulle ultime costole, inspirare e percepire la connessione tra naso e ultime costole che si aprono e chiudono.

Il sostegno
Appena prima di cantare fare rientrare lievemente l’addome, questo movimento da un sostegno al diaframma e al torace che rimane alto.





Appoggio

Consiste nel utilizzo sincronico e armonico di due aspetti:
·         Mantenere le costole aperte
·         Fare uscire l’aria utilizzando esclusivamente i muscoli addominali, i quali diventano il motore della voce.

Muscoli addominali e ruolo nel canto: il ruolo nella gestione del fiato
Il ruolo degli addominali è basilare nel canto: essi sono il motore della voce, quando espiriamo pensiamo che il movimento parta dagli addominali che rientrano. Questo gesto accompagna il fiato fuori e la compressione più o meno decisa dei muscoli addominali permette di diventare attori e attivi nel ruolo dell’emissione di fiato. Usando i muscoli addominali in questo modo siamo noi a diventare padroni del nostro fiato e della gestione dello stesso, cantare diventa  semplicemente emissione sul fiato che esce, cantare sul soffio di fiato che si espira.

Detto in modo sintetico si inspira allargando la base del torace e aprendo il diaframma e si espira usando i muscoli addominali, che sono il motore della voce e che gestiscono in modo attivo la fuoriuscita del fiato.
La zona addominale in diverse persone è debole e la tendenza è quella di spingere la pancia in fuori: in questo modo non aiutiamo il diaframma nella risalita. Inoltre i muscoli addominali con il movimento graduale in dentro e in su hanno la funzione di una pompa che soffia fuori l’aria inspirata, ritorneremo su questa importante funzione. Alcune discipline come ad esempio il pilates parlano di “spingere l’ombelico contro la colonna vertebrale”, oppure di contrarre i muscoli addominali durante lo sforzo rendendo l’addome a cucchiaio. Questo significa, soprattutto nei soggetti con debolezza muscolare e tendenza a fare il “pancione in fuori”, di ristabilire il corretto equilibrio nel distretto addominale, facendo uso di questi importanti muscoli durante l’espirazione e durante lo sforzo.
Esercizi consigliati per prendere consapevolezza e percepire il lavoro addominale
  1. Inspirare lentamente (secondo le modalità precedentemente esposte) ed espirare velocemente facendo rientrare di colpo tutti gli addominali e chiudendo subito la cassa toracica, percepire il lavoro degli addominali che spingono fuori tutta l’aria velocemente e della cassa toracica che si chiude. E’ importante in questo esercizio svuotarsi subito e in modo vigoroso.
  2. Inspirare lentamente (secondo le modalità precedentemente esposte) stavolta espirare lentamente facendo rientrare gradualmente gli addominali e mantenendo la gabbia toracica in espansione, percepire il lavoro attivo degli addominali che possono graduare l’uscita dell’aria e controllarne la velocità. Lasciare uscire l’aria piano piano e in modo lento come se soffiassimo silenziosamente senza volerci fare sentire da qualcuno.
Percepire sia il torace aperto e sostenuto sia il lavoro attivo degli addominali che regolano il fiato, proprio come una molla che piano piano si comprime e permette al fiato di uscire. Raccomando che il fiato deve essere gestito con gli addominali in modo graduale e morbido  senza irrigidire “come il marmo” subito i muscoli dell’addome, dunque l’intensità deve essere graduale.


 Esercizio propedeutico alla dinamica del canto
1-      Inspirare usando la respirazione costo-diaframmatica Eseguire un breve sostegno: fare rientrare leggermente l’addome.
2-      Espirare concentrandosi sugli addominali che, come una pompa automatica danno il via all’espirazione. Per paradosso non pensare che si deve cantare ma lasciare uscire semplicemente aria espirata, è su questo flusso naturale e libero che poi si canta.
3-      Lasciare uscire un po di aria espirando,  come se si pronunciasse una hhhh pensando di alitare o di appannare un vetro ( l’interno della gola e la bocca si rilassano come se fossimo “ubriachi”).
4-      Lasciata uscire un po di aria cantare una O pensando di alitare o appannare un vetro,  lasciando che l’aria scorra continua. Il risultato è un suono morbido, rotondo che viene emesso sul fiato. 

Accorgimenti al canto

La posizione della bocca e il giro di fiato

La posizione  della bocca deve assumere una forma ovale e verticale e non orizzontale,  mettere le dita lati della bocca e premere ai lati lasciando che la bocca si arrotondi e ovalizzi morbidamente.  Questo movimento non va fatto irrigidimento la bocca o le guance, piuttosto pensato come se premendo le dita la mandibola cedesse come morta ( a volte suggerisco di pensare per paradosso di emettere fiato “come se fossimo afoni”)






             Fig. 1: bocca stirata in orizzontale               Fig 2: bocca con forma verticale

E’ importante curare la respirazione costo-diaframmatica, sostegno e appoggio, questi tre elementi sono basilari, sempre. Mi raccomando non si deve agire solo sulla posizione della bocca e pensare che per magia si canterà bene, il canto è fatto di equilibri che derivano se si cura la base, ripeto respirazione, sostegno e appoggio.
L’apertura della bocca in orizzontale, “stirando le labbra, come per fare un sorriso forzato” produce l’effetto di mantenere il cavo orofaringeo piuttosto piatto e schiacciato. In tal modo le risonanze nel suono non sono complete ma soltanto orali, inoltre tale configurazione può andare a produrre suoni schiacciati e queruli, sbiancati, voci con timbro infantile o smisuratamente teso e metallico. In altri termini il suono esce con un movimento dritto dalla bocca e non compie un gesto ad arco (giro di fiato), il cavo di risonanza è stretto e il palato abbassato costringendo il suono ad uscire piatto e non ampio.









 
L’apertura in verticale della bocca, unita a mandibola rilassata, permette al cavo orofaringeo di assumere una “forma ad arcata dalla gola al palato”, si pensi ad esempio alla cupola di una chiesa. Nel fare ciò però non si deve tendere l’interno della bocca e la gola, piuttosto va pensato come un movimento morbido,proprio come se stessimo alitando. In questo modo il fiato, intriso di suono ,  trova una cavità di risonanza che permette di fare il cosiddetto “giro di fiato”. Il concetto di giro di fiato in parole semplici significa pensare che il fiato prima di uscire compia appunto un giro ampio all’interno del cavo orofaringeo:  sale e gira in alto e avanti, come sotto gli occhi. Il fiato quando cantiamo deve fare, anche idealmente, questo giro, va pensato ampio, ad arcata. Ho trovato utile suggerire di pensare al movimento del fiato che segue la forma del cranio e che sale in alto come sotto agli occhi, per uscire poi dal naso. Suggerisco spesso di pensare di appannare un vetro o di alitare, producendo fiato caldo, la voce in tal modo può ammorbidirsi e l’interno di tutto il cavo orale rilassarsi.
Quando si canta ricordarsi di mantenere  le costole aperte e utilizzare esclusivamente gli addominali per fare uscire il fiato, questo gesto “in dentro e in su” degli addominali, lento e graduale, permetterà un grande controllo della voce, sentiremo che siamo noi a comandare la  voce e poterla gestire e non il contrario. Si canta sul fiato, questo significa che cantare non è altro che una “semplice espirazione e controllata dagli addominali”, è su questo soffio che si canta. 

Il mento e la mandibola
Mento e mandibola devono essere mantenuti rilassati e abbassati, come se avessimo la mandibola anestetizzata durante una seduta dal dentista. Più rilassiamo mandibola e collo e più il suono risulterà morbido.  Più saliamo ai toni alti e più la mandibola, proprio come un ascensore, scende in basso mentre la bocca si apre sempre di più ovalizzandosi ( cosi i suoni si arrotondano).
Come esercizio, davanti ad uno specchio, porre un dito sul mento e lasciare che esso si abbassi morbidamente. Un altro esercizio è quello di mettere due dita ai lati delle guance e mentre si schiacciano le dita in dentro si fa aumentare lo spazio tra arcata dentale superiore e inferiore, raccomando il movimento non deve essere teso ma come se la mandibola cadesse morta e senza vita.
Oppure per favorire lo sgancio mandibolare  si possono mettere le dita ai lati delle orecchie dove si articola la mandibola e aprendo la bocca percepire lo sgancio.
Un altro esercizio consiste nel mettere le mani sulle guance con le punte delle dita verso le orecchie e di abbassarle lentamente verso la bocca facendole scivolare. Abbinare a questo movimento il rilassamento delle guance.






Offro di seguito  dei simpatici esempi visivi che sono stati di aiuto per alcuni allievi nell’idea di abbassare la mandibola e lasciarla cadere come morta:





Proiettare il suono

 Per educare la voce a cantare bene e in modo sano, il  suono va dolcemente indirizzato in alto e davanti al volto, in termini tecnici si dice di cantare “in maschera o suono proiettato”. Il suono non va trattenuto all’interno della bocca o della gola, ma lasciato uscire libero proprio come se fosse fiato espirato. Un esercizio utile a percepire “la maschera” è quello di pronunciare la HN: con la H si fa uscire un po di fiato e con la N si trova il punto in cui indirizzare il suono. Pronunciare una HN decisa senza esitazioni e lasciare che il fiato scorra sempre fuori per raggiungere un punto lontano. A volte suggerisco di pensare ad un raggio laser che esce dal nostro volto e va lontano. Può essere anche utile l’idea dello starnuto o di soffiare naso, , espedienti per pensare al fiato/suono che esce con continuità e va fuori.
Ora nel canto oltre a pensare mandare il suono in maschera è importante aggiungere contemporaneamente l’abbassamento della mandibola. In pratica si abbandona la mandibola che scende e si lascia che il fiato esca davanti al volto. Suggerisco di pensare a queste immagini per rendere morbida l’emissione:
  • Idea del vomito, di vomitare la voce (si apre la gola)
  • Alitare o  appannare un vetro (il palato si alza)
  • Pensare ad una voce da ubriaco o una voce buffa, quasi sfiatata (se la propria voce ha emossione molto tesa)


Ho riassunto brevemente i concetti principali, se avete dubbi contattatemi, spero il materiale vi sia utile. 

Andrea Cattaneo