giovedì 6 aprile 2017

Mantenere un suono alto, a fuoco e proiettato

Ciao a tutti, rispondo al commento di Emanuela da Vercelli che mi scrive chiedendomi:

"Maestro Cattaneo, prima di tutto i miei complimenti e i ringraziamenti per tutto il materiale che condivide e per l'aiuto che da.
Io studio canto da due anni sono un mezzosoprano, Le scrivo per chiedere anche io un suggerimento "pratico", ho la tendenza a lasciare cadere i suoni e non riesco a metterli a fuoco tutti, si creano delle disomogeneità. Mi potrebbe dare un suggerimento pratico, una strada che possa seguire e tenere di riferimento?
Grazie mille!!!
Emanuela da Vercelli
".

Emanuela, sono contento se il materiale sia utile,  sempre nel limite delle mie competenze provo a dare un suggerimento come mi chiede "pratico". Consideri che il fatto che i suoni si arretrino o non siano a fuoco o cadano in gola è una questione di tecnica e dunque con un pò di attenzione, concentrazione e impegno è possibile risolvere la difficoltà. Come sempre cercherò di usare dei termini e delle immagini semplici per fare capire anche ai neofiti i concetti, ho abbozzato anche delle immagini che spero siano utili.
Premettiamo che ci sono vocali come la Ie la E che sono dette anteriori, ovvero risuonano maggiormente avanti, diciamo generalmente sulla parete anteriore del palato, dagli incisivi in su. Altre vocali come la O, U, A sono invece posteriori e hanno maggiore tendenza a restare indietro o cadere giù in gola, dunque il primo passo è quello di "tenere su e avanati" anche le vocali posteriori, aiutandosi con delle guide nella proiezione del suono che sono le vocali I-E e alcune consonanti come la M, N, B, P. Sottolineo che questo lavoro andrebbe fatto con un insegnante per avere una guida e continui feedback.
Il suono veicolato dal fiato in uscita all'inizio degli studi va pensato "portato sempre avanti e fuori", un esercizio utile è quello di mettere un dito tra labbro superiore e naso pensando di avere un piccolo forellino da cui esce l'aria e fare dei vocalizzi sulla M. Percepirà delle vibrazioni abbastanza intense davanti nella zona orolabiale e spesso si ha una sensazione di vibrazione anche nella zona auricolare. Quando si vocalizza la M ad esempio su terze ascendenti (Es: do,re, mi, re, do), proiettata la prima M sulla zona del palato anteriore (appena sopra gli invisivi, grosso modo la zona tra naso e labbro superiore), lasciare scorrere il fiato liberamente come se, mi consenta il paragone, "esplodesse fuori liberandosi", come se uno scoppio che libera energia e suono che si espande poi fuori dal viso.

Un'immagine che suggerisco è quella di pensare ad una strada piana e ampia su cui tutti i suoni scorrono con estrema continuità, pensi ad essi come a delle macchine in corsa che seguono una strada che lei ha tracciato mentalmente: dalla laringe pensata ampia, si forma una curva in alto nel palato per poi proseguire fuori dal volto in avanti. Concetto poco tecnico ma spero per lei efficace. 

Successivamente vocalizzi sulla sillaba MI, lasci "schioccare" la I in avanti anche in questo caso percepirà vibrazioni avanti e in alto, provi anche con le sillabe BI, PI, allenandosi con vocalizzi su terze o su quinte. Le suggerisco di pensare sempre al fiato avanti e lontano come se dovesse portare i suoni di fronte a Lei in un punto distante. Un esercizio che propongo è quello di pensare di dover "stampare" la M o la MI sul volto di un altra persona posta di fronte a noi concentrandola nel punto tra labbro superiore e radice del naso, questo abitua a pensare il suono fuori e proiettato, ogni consonante  e vocale vanno ontano e fuori e restano in alto.

Il passo successivo sarà quello di portare su anche le altre vocali posteriori, utilizzando le sillabe-stampella o guida MI, BI,PI ad esempio inserisca anche O, A, U: si eserciti sulla sillaba MI-O, faccia lentamente il passaggio tra I-O, pensi di dover infilare cone filo in un ago la O nella posizione della I senza spostare la risonanza anteriore. Lo stesso lavoro, con molta pazienza va fatto per le altre vocali A,U.  Gradualmente la persona accresce sensibilità percettiva e riconosce quando ad esempio la O è più indietro rispetto alla I.

Una raccomandazione: pensi sempre ad un percorso del fiato distribuito in tutto il vocalizzo che sia ad arco: il suono dalla laringe sale e gira sotto al palato con un movimento ad arco per poi uscire da un punto in cui concentrare il suono, un punto di riferimento che è tra labbro superiore e naso, raccomando la mandibola morbida. 
Sottolineo che questa è una possibile strada per arrivare a mentenere i suoni avanti e in alto senza farli cadere, generalmente secondo l'allievo che si ha di fronte si possono proporre strade differenti, dunque si prenda quanto detto con flessibilità.  

Ecco alcune immagini:

Nell'immagine sopra il suono portato su dal fiato, dalla laringe sale verso l'alto compiendo un gesto ad arco girando sotto e scorrendo lungo tutto il palato per arrivare davanti (freccia rossa). Pensare ad una strada piana e amia su cui scorrono tutti i suoni al di là dell'altezza (colore arancione) posta nella zona del palato anteriore sopra gli incisivi, tra labbro superiore e naso.
 
  Nell'immagine sopra un ideale punto di uscita del suono posto tra labbro superiore e naso, si può posizionare un dito all'inizio per avere un feedback mentre si canta. 

Nell'immagine sopra l'idea di proiettare il suono di fronte a noi come se avessimouna persona davanti e volessimo inviarle la nostra voce nel punto tra naso e labbro superiore.
 


Spero di essere stato utile, per qualsiasi approfondimento o chiarimento mi contatti, a presto e buono studio!
Andrea

sabato 18 marzo 2017

Respirazione diaframmatica

Rispondo al commento di Stefania che mi scrive:

"Dott. Cattaneo La saluto innanzitutto. ho trovato
casualmente questo bellissimo blog: complimenti!
Sono Stefania e vivo a Ferrara, studio canto da quattro anni come soprano al momento drammatico. Le scrivo per chiedere se gentilmente mi indica, proprio in due parole, come prendere una bella respirazione, ho letto gli articoli che ha postato, vorrei solo essere sicura e avere un punto di riferimento che sia breve e funzionale, non so se Le è possibile accogliere la mia richiesta...grazie
."

Nel limite delle mie possibilità e competenze, provo a proporLe un unto di riferimento come chiesto, spero Le sia utile.
Innanzitutto localizzi visivamente bene il diaframma, è come un cappello posto sotto lo sterno, osservi la figura si estende da sotto al processo xifoideo fino alle ultime costole ed è questo spazio mediano del corpo che viene coinvolto nella respirazione costo-diaframmatica (non la pancia o il petto-spalle ma la zona medio-bassa del torace):





Le propongo questa immagine, come può osservare abbiamo tre punti cardine (nella figura i quadrati), può visualizzare come un triangolo a base larga che si viene a formare idealmente:





Eccoci al consiglio pratico: ponga un dito appena sotto lo sterno e poggi l'altra mano sulle costole medio-basse (ovvero la zona del triangolo).
Quando inspira allarghi bene questa zona (del triangolo) e la rimpia di aria, lasciando che le costole si aprano bene,pensi di dover riempire quasto triangolo di aria (faccia attenzione a rilasciare gli addominali alti). Quando inspira sentirà il dito sotto lo sterno sporgere in fuori e sotto le costole aprirsi.
Spero essere stato utile venendo incontro alle sue esigenze, mi faccia sapere, un saluto.
Andrea



lunedì 9 gennaio 2017

Canto pop e canto lirico: le differenze sostanziali nell'impostazione




Mi scrive Alice da Bari chiedendo se posso spiegare la differenza tra canto pop e lirico e chiarire ulteriormente, magari con qualche immagine, il suono definito impostato e avanti con il famoso “giro di fiato”. 

La differenza tra suono impostato per il pop e un suono più classico o lirico richiede un’analisi molto articolata e approfondita, risponderò in modo conciso  e soprattutto pratico, cercando di sciogliere il dubbio di Alice. Come sempre la scelta di una terminologia semplice è stata fatta consapevolmente per fini didattici. 

La differenza nell’impostazione di una voce pop oppure lirica risiede nel modellamento del vocal tract, ovvero si allena il cantante a modificare l’apparato vocale in maniera differente:  in particolare la laringe e il palato  molle (quello posteriore chiamato anche velo palatino), il palato duro (centrale che forma la cupola) e quello più anteriore (verso gli incisivi superiori ). 

Nota: il vocal tract  è un insieme di strutture  anatomiche: cavità laringea, cavità faringea, rinofaringe e seni paranasali, lingua, palato molle e duro, labbra, guance.

Consiglio questo semplice esercizio: con la punta della lingua scorrere tutta la parete del palato dalla parte posteriore a quella anteriore, è così possibile avere un’idea pratica e concreta di quanto stiamo trattando, inoltre ciò serve a creare consapevolezza delle proprie forme interne. Il suono fa esattamente il giro che compie la lingua mentre sfioriamo le pareti e giriamo sotto al palato e in avanti, quando cantiamo è utile pensare a questo movimento del suono.

Nel canto pop la laringe resta rilassata e non discende molto, essendo basato sulla pronuncia non serve che il palato assuma una forma arcuata molto ampia,  la bocca tendenzialmente si dispone ad un sorriso accennato con zigomi lievemente alzati e la mandibola resta morbida e flessibile, il suono si dirige anteriormente tra incisivi e radice del naso.  

Nel canto lirico o classico la laringe discende maggiormente, il fiato/ suono deve compiere il giro di fiato che si attua modellando il palato stirandolo dolcemente verso l’alto e dando una forma arcuata,  per poi fare convogliare il suono in avanti tra incisivi e radice del naso. La bocca in conseguenza dell’inarcamento del palato si verticalizza, si veda anche il post precedente. Le voce in questo modo si arrotonda spontaneamente.  Semplificando possiamo pensare a due “direzioni” contemporanee al momento di cantare: 
  •  la laringe e il collo si rilassano e si abbandonano (è utile pensare ad una HOOOO);
  •            mentre la laringe si abbandona abbassandosi,  il fiato/suono sale verso l’alto seguendo la forma del palato che sincronicamente si modella ad arco, il suono trova un focus nella zona frontale tra incisivi e radice del naso (ricordo che dietro ad essi gli spazi sono ampi e elevati con forma a cupola). E’ utile l’immagine di pensare ad un palato che si eleva molto in alto, a volte simpaticamente suggerisco l’immagine di avere una ventosa sulla testa che aspira in alto il palato e il suono, alla fine del post ho inserito delle immagini che ho preparato per rendere nella pratica i concetti. Un altro suggerimento utile è stato quello di pensare alla diade laringe/palato come ad una molla le cui estremità si allontanano in maniera opposta, dunque attenzione a non fare salire la laringe mentre compiamo il giro di fiato.

    Posto alcuni consigli pratici come Alice mi ha chiesto scrivendomi alla mail:

    •  provare ad aspirare aria dalla laringe alla cupola centrale del palato: in questo modo atteggiamo gli organi per produrre la voce  più rotonda.
    •   Esercitarsi su una M, al momento di produrla mentre la laringe si rilassa contemporaneamente pensare al fiato/suono che salendo si modella parallelamente con il palato che prende forma ad arco, suggerisco agli allievi di pensare che fiato e palato sincronicamente vanno a creare il suono. Il palato è come cassa di risonanza molto morbida e flessibile che si alza e si abbassa secondo il bisogno del cantante: più si sale in acuto e più si pensa al suono che gira sotto al palato che parallelamente si modella atteggiandosi a cupola. In conseguenza a ciò la bocca si verticalizza. Il suono va concentrato in avanti tra incisivi anteriori e radice del naso: spesso si sperimenta una vibrazione intensa e piacevole delle labbra, significa che stiamo cantando nella “maschera”.
    • Utile è l’immagine del suono come una pallina in equilibrio sul fiato , su questo zampillo di aria che sale e discende ciclicamente donando al suono qualità di plasticità e morbidezza. I lettori possono riferirsi alle immagini che ho più volte utilizzato sia nel mio libro che sul blog come ad esempio l’idea del suono che segue il movimento di una ruota salendo e discendendo.

     
    Questa in poche parole la differenza sostanziale tra le due impostazioni restano inalterate le basi: respirazione, appoggio e sostegno.

    Allego alcune immagini che  spero siano utili a comprendere i concetti.


     Nella figura soprastante l'immagine dell doppio movimento: laringe che scende e fiato/suono che salgono lungo tutto l'arco del palato per dirigersi nella parte anteriore di risonanza posta tra incisivi e radice del naso.




     Nell'immagine soprastante l'idea del palato molto arcuato e pensato alto.


    A presto
    Andrea
     

     

venerdì 30 dicembre 2016

Il suono in maschera e il suono nasale

Con questo post rispondo a Luca, tenore di Pavia, che mi ha scritto chiedendomi un suggerimento: "...non riesco a produrre un suono correttamente immascherato, la mia voce sia parlata che cantata è sempre troppo nasale, Le chiedo se mi può dare un suggerimento, un consiglio, un aiuto o qualche immagine che possa aiutarmi a trovare un bilanciamento vocale togliendo la fastidiosa nasalità eccessiva...".
Accolgo questa richiesta e rispondo pubblicamente proponendo qualche riflessione e come chiesto un suggerimento, nei limiti delle mie competenze,  mi sono state fatte pervenire delle registrazioni vocali.
Rispondo a questa richiesta attraverso le sagge parole di Garcia, tratte dalla Memoria allegata al  ‘Trattato completo dell’arte del canto’:  “ La colonna sonora, per la direzione inclinata impressale dalla laringe, è avviata verso la parte ossea anteriore del palato e la voce, senza andare a colpire le fosse nasali, quasi spinta dal velo palatino, uscirà squillante e pura.”
Se la risonanza è eccessivamente nasale, come sappiamo il cantante non canta in maschera correttamente, ma sbilancia il suono facendo prevalere le cavità nasali, un suono correttamente immascherato coinvolge tutti i risuonatori e non soltanto una parte, è frutto di un delicato bilanciamento tra punta del suono, apertura della gola  e ampiezza dei risuonatori. Non è possibile raggiungere questo scopo tramite un semplice post o una risposta alla mail, è indispensabile essere seguiti dal vivo da un insegnante preparato con cui intraprendere il percorso di educazione vocale. Propongo questo suggerimento venendo incontro alla specifica richiesta di Luca, offrendo uno spunto.
Partiamo da una premessa: generalmente pensiamo al suono prodotto dalla corde vocali che sale,  lasciando il palato piatto e facendo compiere al suono una direzione orizzontale per uscire dalla bocca. A questo movimento si associa la laringe che sale verso l'alto insieme al suono con tutte le conseguenze che conosciamo. Tale atteggiamento non aiuta affatto il cantante.
Riprendendo le parole di Garcia è possibile concepire e allenare correttamente la propria voce pensando a due "gesti" che si attuano contemporaneamente:
  1. il fiato durante l'espirazione e la fonazione  dalle corde vocali risale in alto verticalmente  compiendo un giro ad arco sotto tutto il palato, pensato alto e ampio, come una cupola, il suono ridiscende e si va poi a concentrare nella zona tra incisivi, palato duro anteriore e radice del naso;
  2. contemporaneamente all'inizio del suono la laringe si rilassa e scende leggermente. In sintesi si tratta di fare compiere due gesti opposti: laringe che si rilassa e scende lievemente e suono che sale in alto con un movimento ad arco sotto e lungo tutto il palato.
Questa immagine sintetizza un possibile percorso da seguire per poter allenare la voce senza correre il rischio di eccessiva nasalizzazione, nel caso specifico di Luca risulta infatti importante fare scendere un po' il focus della voce dalla zona nasale alta a quella media del volto.
Ho preparato alcune immagini che spero possano essere di aiuto:

 Nell'immagine sopra la nomenclatura.

Nell'immagine sopra ho  rappresentato un suono che esce dalla bocca con palato piatto, compiendo un gesto orizzontale e con laringe che sale.
 Nell'immagine sopra ho rappresentato un suono che sale in alto e con movimento ad arco girando sotto e lungo tuttoil palato per poi concentrarsi nella zona compresa tra incisivi, palato anteriore  e radice del naso, la alringe contemporamenamente si rilassa e ammorbidisce, non viene tirata su, i muscoli del collo restano rilassati. Consiglio di inziare a vocalizzare pronunciando la consonante M a bocca chiusa e immaginando di fare compiere al suono i percorso descritto, se eseguito nella maniera corretta si percepirà un suono con una risonanza equilibrata, dotata anche di risonanze alte ma non eccessivamente nasali. All' esercizio della M a bocca chiusa si può poi passare alla M a bocca aperta e poi al vocalizzo sulla sillabe MI, ME, MA, curando sempre il gesto. 

Spero questo post possa essere di aiuto! Consiglio ai lettori di apporofndire  la meravigliosa opera di Garcia ‘Trattato completo dell’arte del canto’. Ricordo che il termine maschera o suono immascherato, sono termini utilizzati nella didattica per esprimere delle sensazioni positive che un buon cantante percepisce quando il suono è prodotto con equilibrio, sfruttando tutte le cavità di risonanza, raggiungendo armonia tra punta del suono e profondità.
A presto e buon 2017 a tutti i lettori!