Suono in maschera e
impostazione fono-articolatoria
Un ringraziamento a tutti coloro
che hanno sentito il desiderio di lasciare un commento per il libro pubblicato
e a tutti coloro che mi hanno scritto per congratularsi, sono lieto vi stia
piacendo.
Diverse persone mi hanno
sollecitato a scrivere un approfondimento sul suono chiamato tecnicamente “in
maschera” chiedendomi se era possibile anche trattare l’impostazione della voce
da un punto di vista articolatorio e fonetico, richiedendomi di stilare un programma
d’esempio per chi inizia gli studi da zero. Ho accolto queste richieste e
cercherò, nel limite delle mie competenze e conoscenze di offrire un quadro,
spero più chiaro possibile. Sottolineo che il programma di studi di canto deve essere impostato dalll'insegnante in base al singolo allievo, mettendo in luce punti di forza e fragilità, senza questa anamnesi preliminare si rischia di impartire una tecnica che potrebbe rrisultare poco efficace. Ricordo sempre l’importanza di un insegnante di
canto che possa essere oggettivo e critico, aiutando e guidando l’allievo, non
è sufficiente leggere un libro, la pratica e l’esperienza diretta sono più importanti, quello che segue è un programma in linea di massima incentrato su ciò che mi avete chiesto.
Agli inizi degli studi le prime
lezioni vertono principalmente sulla conoscenza degli organi di produzione del suono
e della respirazione (è importante sapere come siamo fatti e come funzioniamo
senza però perdersi in dettagli troppo articolati), sulla postura, sulla
respirazione, sostegno e appoggio che, non mi stanco mai di ripeterlo, sono le
basi per costruire la voce. Il lettore può trovare le indicazioni in merito nei
post precedenti o fare riferimento al libro pubblicato.
Durante il primo periodo di
apprendimento, generalmente il lavoro viene dedicato sul piano vocale alla cura
della corretta pronuncia e all’articolazione in relazione alla voce parlata e
cantata, da un punto di vista fonetico le vocali italiane, pure, i-e-a-o-u- sono perfette per l’impostazione
della voce. Articolare significa lavorare con l’allievo sull’elemento
mobile del tratto vocale per l'articolazione e la formazione delle
consonanti e vocali: lingua, labbra, mascella, palato molle. Spesso chi inizia a studiare canto ha
un’articolazione ridotta e non sciolta, la mandibola viene tenuta rigidamente
in alto, la lingua contratta, le labbra sono irrigidite e la bocca tende ad
aprirsi in maniera insufficiente, il palato molle viene tenuto abbassato e i
muscoli del collo vengono tesi. E’ importante imparare ad articolare con
scioltezza e morbidezza, producendo delle vocali chiare e perfettamente
distinguibili, l’italiano è una lingua ripeto meravigliosa per imparare a
cantare. In linea generale, è importante guidare l’allievo a parlare e successivamente
a cantare non di gola ma nella cosiddetta “maschera” e con un’articolazione morbida,
di seguito approfondisco questi concetti. Per maschera s’intende dimenticare
l’origine reale del suono nella gola e pensarlo in alto sopra al palato
all’altezza degli zigomi e fuori dal volto. La maschera è la zona frontale del
volto situata tra il labbro superiore e l’arcata sopraciliare, si può pensare
ad un triangolo la cui base sono le labbra e la punta arriva all’arcata
sopraciliare, questo triangolo è una zona del volto ideale in cui proiettare la
propria voce, in cui incanalarla idealmente. Sottolineo che questa zona è uno spazio ideale in cui indirizzare fiato e suono, la maschera
viene utilizzata come immagine per distaccarsi dalla gola e dare
al suono leggerezza, proiezione frontale e anteriore ed elevazione,
sperimentando delle sensazioni vibratorie importanti. Pensare alla maschera è un' mmagine empirica per arginare i problemi tecnici e formare la corretta coordinazione.La maschera è un
concetto legato anche al punto di Mauran, ovvero
un pass o un punto ideale suggerito dal Prof. Mauran attraverso
il quale alcuni insegnanti e cantanti,
fanno passare e indirizzano tutta le voce. Questo punto si trova all'interno della bocca,
il suono viene indirizzato tra la cresta alveolare appena sopra agli incisivi superiori, e quindi al di fuori della
bocca tra il labbro superiore e
la parte inferiore del naso, se si assolutizza questo concetto si rischia però di ingabbiare la voce che invece richiede plasticità degli organi e del vocal tract. Ripeto che si tratta
di strategie tecniche per aiutare l’allievo a non cantare in basso nella gola
ma ad elevare il suono e renderlo più aereo e fluido, individuando delle sensazioni
vibratorie interne tra il palato duro e il profilo esterno della faccia. Uno
dei segreti dunque è quello di respirare predisponendosi ad un sorriso felice
tenendo in considerazione gli zigomi e la bocca, la voce si focalizza tutta
davanti, molti allievi o cantano in basso nella gola oppure indietro nella nuca.
Pensare alla voce davanti e raccolta in un sorriso felice fra gli zigomi e la
bocca permette alla voce di non essere artefatta ma naturale nel colore e nelle
risonanze. Raccomando sempre di pensare al fiato e al suono che fluiscono davanti al volto e fuori da esso, come se percorresse una strada ampia e continua, altrimenti la voce rimane intrappolata dietro al palato molle e alla nuca risultando ovattata e limitata nella componente di risonanza.
Personalmente inizialmente parto
dal parlato facendo articolare correttamente le vocali all’allievo, ponendolo
di fronte ad uno specchio in modo che possa vedersi, non è un lavoro superfluo,
ma utilissimo. In accordo con gli antichi trattatisti e con il del belcanto
consiglio di predisporre la bocca ad un sorriso gentile. Questo aspetto
tecnico è sempre stato ampiamente discusso e criticato, a mio avviso usato con
sapienza è una buona base. Per sorriso gentile non s’intende un sorriso forzato
rigido che tende tutti i muscoli del
viso o masticatori e il collo, ma un sorriso interiore, in che modo
realizzarlo correttamente? Come detto non bisogna fare un sorriso rigido e teso,
si parte rilassando il viso, le guance e la mandibola e si
utilizzano solamente le labbra per sorridere, mentre il resto del volto sembra
“addormentato” alzando lievemente gli zigomi. Ciò che si muove sono gli angoli della bocca che vanno indietro
come verso le orecchie e in alto, gli zigomi si alzano lievemente, aprendo
automaticamente le cavità alte della testa e alzando dolcemente il palato molle, il suono va lasciato andare e proiettato davanti al volto come se ci fosse un canale o una strada posta tra bocca e arcata sopraciliare.Cito volentieri ed invito ad osservare grandi cantanti come Maria Callas e
Teresa Berganza che hanno una dizione perfetta ed intellegibile, chiara, si
noti come utilizzano l’uso della bocca orizzontale a sorriso ma con gli zigomi alzati,
il sorriso gentile o interiore trasmette anche a chi ascolta un senso di
ampiezza sopra la zona interna degli zigomi, dunque sopra al palato. Osservandosi allo specchio può essere utile l’immagine di
essere un burattino con il viso immobile e abbandonato, completamente rilassato
e solo la bocca si stira e allunga indietro e in alto mentre si alzano gli
zigomi, come se dovessimo fare vedere le simpatiche fossette, mentre la
mandibola scende morbida. Faccio provare diverse volte questo movimento di
sorriso, come fosse un esercizio isolato solo alle labbra per fare comprendere
che la forma delle vocali avviene anche grazie all’utilizzo delle labbra sulle
quali si articola lasciando in pace collo e mandibola. La sensazione è simile a
quando cerchiamo di sorridere di nascosto internamente: senza saperlo la
tecnica del sorriso, se ben eseguita, attiva automaticamente meccanismi
corretti, la laringe discende e il palato molle si alza disponendo gli organi
fonatori a proiettare il suono nelle cavità superiori. Consiglio di non pensare al palato molle per cercare di agire volontariamente su esso, ciò può creare rigidità nel cantante, il suo innalzamento è automatico se si pensa al sorriso interno e a proiettare il suono sempre fuori e davanti a noi, come ho scritto nel libro un' espedeinte tecnico per facillitare l'ampiezza del vocal tract potrebbe essere l'immagine di alitare o appannare un vetro. Il palato molle è un velo che, alzandosi, stira dolcemente in alto i pilastri
tonsillari e l’ugola chiudendo parzialmente il
passaggio dell’aria e del suono nel naso, regolando il grado di nasalità
evitandone l’eccesso. Il sorriso interno permette di fare spazio
all’interno della bocca e apre le cavità sopra al palato permettendo al suono
di trovare espansione nelle cavità superiori, come se si dovesse fare spazio
interno all’altezza degli zigomi. Come più volte ripeto si canta dal palato in
su e in fuori, sotto non dovrebbe esserci nulla se non laringe e mandibola rilassati, morbidamente
pronte e flessibili. A volte propongo agli allievi di provare a parlare alzando
lievemente il palato molle e sentire come anche il parlato si modifica trovando
una bella risonanza, in speciale modo in chi ha una voce molto nasale dovuta ad
un velo palatino troppo basso. Un cenno al fatto che la bocca a sorriso
stirata, tesa e piatta produce suoni schiacciati per questo motivo criticata
come metodologia da molti insegnanti, eppure il sorriso è stata la tecnica di
insegnanti di canto pregiatissimi che hanno dato vita a voci meravigliose,
questo perché con sorriso non s’intendeva quello rigido con bocca piatta e
schiacciata, ma quello prodotto come detto sopra con angoli della bocca
indietro e in alto, zigomi alzati e spazio interno dilatato sopra al palato e
all’altezza degli zigomi. Alcune volte ho trovata utile l’immagine di pensare
che la parte superiore della testa fino agli zigomi sia fissa e solamente sotto
avviene il movimento dinamico e rilassato della pronuncia, come se la risonanza
fosse localizzata ai piani superiori. A tal proposito propongo l’idea del
burattino in cui si muove solamente la parte inferiore della bocca, si tratta
ovviamente di strategie usate per arrivare ad un preciso obiettivo. Può anche
essere utile l’esercizio di porre le dita sotto agli zigomi per tirarli
indietro e verso l’alto esercitandosi sia nel parlato che nella voce cantata. Tornando
all’aspetto pratico partendo con la bocca a sorriso interno, di fronte allo
specchio chiedo di articolare le vocali italiane nel seguente ordine, I-E-A-O-U,
avendo l’accortezza di articolare ogni vocale in modo esagerato, come se si dovessero
esasperare i movimenti della bocca per farsi capire di fronte ad un sordo o
pensando di dover suggerire qualcosa senza farsi sentire, importante rilassare
la mandibola e lasciarla cadere morta lasciando alle labbra il compito di dare
la forma alle vocali. Esse vanno pensate risonanti in alto sopra al palato e fuori dal volto, la
lingua va mantenuta per tutte le vocali posata dolcemente contro incisivi
inferiori, non retratta.
Vediamo alcuni aspetti pratici
legati alla formazione delle vocali nello studio iniziale e in una tessitura centrale comoda (gradualmente con lo studio si passerà a sviluppare la copertura vocale):
- nella I la bocca è a sorriso ma raccomando la mandibola è morbida e il collo non teso, il suono si percepisce alto e si lascia andare avanti e fuori, risulta molto brillante e penetrante, ma va raccolto fra zigomi e bocca con mandibola morbida. Ricordo che il vero sorriso è tale: un cenno a zigomi ben alti, non inteso come 'bocca da risata aperta', simile a quella dei clown, o a sorriso slargato in orizzontale con bocca “a rana” che gracida sgarbata. La I è molto utile nell'impostazione per percepire le risonanze anteriori che dovranno armonizzarsi e integrarsi anche nelle altre vocali in particolare quelle posteriori O-U;
- nella E gli angoli della bocca si tirano ancora più in alto, gli zigomi si alzano maggiormente, la mandibola scende un po’ di più, la risonanza va percepita in alto sopra al palato e davanti al viso;
- nella A si tiene la posizione a sorriso della E, gli zigomi sono più alti ma si abbandona la mandibola ancora di più ,percepire che il suono della A è alto e il palato molle è dolcemente rialzato, posizionare la A davanti al volto come avviene nella I;
- nella O pur mantenendo gli angoli della bocca lievemente a sorriso e gli zigomi alti le labbra assumono un aspetto decisamente ovale, ciò si enfatizza maggiormente con la U, attenzione a non pronunciarle e cantarle dietro, esse vanno indirizzate davanti al volto come si sperimenta parlando o cantando sulla I.
Dunque I-E-A richiedono maggiore
sorriso e O-U una forma più arrotondata delle labbra, in questo modo si
sperimenta un' articolazione con sorriso lieve, cavità interne dolcemente
dilatate e palato molle lievemente alzato. Parola d'ordine quindi suono alto e fuori dal volto. Faccio svolgere questo esercizio
lentamente a cui segue una lista di parole appositamente studiata per esercitare
la pronuncia chiara e sciolta che coinvolga tutte le vocali, articolando
lentamente e sempre di fronte ad uno specchio. Una nota importante: nella
maggioranza dei casi gli allievi pensano di articolare molto e sono restii ad
esagerare i movimenti delle labbra, è
importante invece lasciarsi andare ed esacerbare tutti i movimenti, evitando di
parlare e cantare con la bocca stretta. Successivamente inizio a lavorare con
dei vocalizzi di impostazione distinti in:
- riscaldamento vocale
- articolazione e dizione
- proiezione
- agilità
Offro alcuni esempi, per ognuno
di questi esercizi usare la tecnica del sorriso gentile interno alzando gli
angoli della bocca e tenendo gli zigomi alzati e pronunciare in modo deciso e
esagerato, come detto pensando di parlare ad un sordo. Più si sale in acuto e
più sollevare gli zigomi e si rilassi la mandibola, per fare si che il palato
molle resti alto suggerisco simpaticamente immaginare di mordere una mela molto
grossa, di essere un leone che ruggisce oppure una tigre. Ricordarsi di lasciare che il fiato e il suono vadano davanti al volto come se dovessero andare lontano. Per ognuno di questi
esercizi partire dalla tessitura medio-bassa e poi salire di semitono in
semitono fino alla zona acuta e scendere di semitono in semitono.
Esercizi di riscaldamento vocale
·
M a
bocca chiusa: su terze, quinte, quinte e none
·
Pronunciare Brrr:
trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·
Pronunciare Frrr:
trillando la lingua: su terze, quinte, quinte e none
·
Pronunciare Zzz:
pensando di essere una zanzara o un calabrone esercitandosi su terze, quinte e
quinte e none
Esercizi di pronuncia e articolazione
Ricordo è importante esagerare i movimenti
articolatori e lasciare la mandibola morbida, permettendo che si sganci, si
pensi al burattino. Articolare le seguenti coppie di sillabe, notare che sono
presenti tutte le vocali italiane pure:
·
Vi ve va vo vu-vi ve va vo vu
·
Pi p epa pop u-ti te ta to tu
·
Vi ve va vo vu-fi fe fa fo fu
·
Mi me ma mo mu-di de da do du
·
Bi be ba bo bu-ri re ra ro ru
·
Bi be ba bob u-li le la lo lu
Esercizi di agilità
Pronunciare Ri-e-a-o-u- articolando
bene ogni vocale
Pronunciare Ri-o avendo cura
salendo alle note alte di alzare il palato molle ricordo l’idea di mordere una
mela o essere un leone o una tigre, tenere sempre gli zigomi alti e nella O
arrotondare la bocca.
Sottolineo che, per quello che riguarda il mio metodo di insegnamento, preferisco non utilizzare troppi termini tecnici ma proporre semplicemente esercizi che portano al risultato, il canto è frutto di un delicato equilibrio risonantico in cui orizzontalità e verticalità devono fondersi armonicamente. Personalmente ritengo nel canto lirico l'uso dell'atteggiamento a sorriso risulti applibabile agli inizi degli studi in allievi che hanno la tendenza a non articolare o a modificare il proprio timbro naturale, ed è in questo senso che va letto questo breve articolo, ho espresso nel libro le modalità per trovare equilibrio vocale in cui la voce trovi sia corpo che punta e leggerezza. Visto che mi avete chiesto un post sulla maschera e articolazione mi sono concentrato su questo e ho cercato di esprimermi spero nel modo più chiaro. Tuttavia come ho esposto nel libro è importante ribadisco curare anche la verticalità nella voce, in particolare nel canto lirico, i suggerimenti sopra esposti possono essere utili nei primi momenti dello studio e possono essere applicati in precisi repertori (come ad esempio quello rossiniamo) e nella musica leggera. Nel canto lirico non è possibile cantare le vocali pure, bisogna imparare a coprire i suoni: creando un ampio spazio nel vocal tract, pensando al giro di fiato, rilassando la mandibola, arrotondando le labbra e producendo vocali miste (ad esempio la I è mista alla U, A-E sono miste con la O), si troveranno maggiori indicazioni a tal proposito nel libro. Ho cercato di rispondere alle diverse domande sulla questione cantare con il sorriso, al di là del sorriso per cui si corre il rischio di schiacciare la voce consiglio di pensare semplicemente al movimento degli zigomi in alto un momento prima di cantare, in tal modo si può cercare di evitare la rigidità e di schiacciare i suoni. Termino questo post salutandovi e ringraziandovi tutti, lascio una raccomandazione: fatevi seguire almeno all'inizio da un insegnante.